L’uomo che protegge le cose. Intervista a Gianni Cuozzo, fondatore e Ceo di Exein

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Se ne pente?
No, perché così di avere fatto qualcosa di utile al mio lato del mondo. Non si può ridurre tutto al buono o al cattivo, la società è piena di sfumature di grigio.

Perché ha deciso di smettere?
Ero diventato meno operativo e stare lontano dall’azione non era nelle mie corde. Inoltre, raggiungere una buona posizione era un obiettivo, ma con quel lavoro non si guadagnava. Allora, nel 2017, ho deciso di fondare la mia prima società, Aspisec, trasferendole dentro ciò che avevo imparato sul campo.

Di che cosa si occupava?
Le aziende ci pagavano per essere hackerare. Anticipavamo quello che un attaccante avrebbe potuto fare, mostravamo i nervi scoperti. I miei erano a fior di pelle: mi ero trasferito a Roma, dovevo pagare l’affitto e sostenere mille spese. Ho iniziato con quattro soci, ero il più squattrinato di tutti, senza nessuno a coprirmi le spalle: nella società ho potuto mettere giusto 208 euro, o meglio 206, perché 2 sono serviti per la marca da bollo. Avevo un’enorme paura di fallire.

Non accadde.
Anzi, crescemmo. Ero l’unico del gruppo con capacità tecniche, creai indirizzi di posta elettronica con nomi finti per scrivere ai clienti, fingendo che ci fosse un’intera squadra a seguirli. A quelle email rispondevo sempre io. Prima di vendere, sono stato in grado di comprare tutte le quote dei miei soci.

Intanto, nel 2018, aveva fondato Exein, puntando sulla sicurezza per l’internet delle cose. Dov’è l’idea geniale?
Nel prodotto. Siamo la migliore tecnologia al mondo, il golden standard, avanti di generazioni rispetto a chiunque altro. Non lo diciamo noi, ma il mercato. Approcciamo il software come un’esperienza di lusso, incentrata sulla fluidità e le prestazioni.

Come ci siete riusciti?
Rinunciando per cinque anni alle revenue, aspettando che la tecnologia fosse pronta e maturazione per il debutto. Non potevamo sbagliare, non lo abbiamo fatto. E poi ci muoviamo in un ambito in continua evoluzione.

Il sottinteso è che le prossime minacce non verranno dallo smartphone o dal pc, ma dal televisore o dalla telecamera di sicurezza in salotto?
Quando ho iniziato a studiare l’hacking di un oggetto, impiegavo mesi per violarlo. Il tempo ci ha tenuto al sicuro. L’intelligenza artificiale, oggi, con i suoi attacchi ricorrenti e autogenerati, può fare danni nel giro di ore. Per esempio, se l’IA spegne tutte le lampadine connesse di un aeroporto, lo paralizza. Tali tipologie di assalti porteranno conseguenze nel mondo fisico molto più visibili rispetto al passato.

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