Vladimir Putin tende la mano all’Unione europeache adesso si ritrova con la palla in mano nella sempre più delicata partita della guerra in Ucraina. Intervenendo in una mesta commemorazione della Vittoria russa sul nazismo, il capo del Cremlino spiazza tutti affermando che Mosca non ha “mai rifiutato” di trattare con Bruxelles. Parole arrivate a pochi giorni da quelle del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, che aveva evocato la necessità di “parlare” con i russi nell’ambito “della sicurezza dell’architettura della futura pace”. L’ex primo ministro portoghese è tornato sull’argomento durante la Giornata dell’Europa: “Aspettiamo, ma allo stesso tempo siamo pronti a fare il necessario”, ha detto Costa, consapevole delle difficoltà di convincere tutti i 27 a mettersi al tavolo con Putin. “Nel momento giusto saremo pronti a parlare con la Russia per affrontare i problemi relativi alla nostra sicurezza comune”, ha poi affermato.
Di certo i ministeri degli Esteri dell’Ue ne discuteranno domani alla riunione del Consiglio (Cae) che si terrà a Bruxellesdove per l’Italia parteciperà Antonio Tajani. Nell’attesa, non c’è stata nessuna reazione alle parole dello Zar da parte dei leader del Vecchio Continente. L’unico commento europeo è stato quello del premier slovacco Roberto Ficosolista leader Ue ad aver partecipato alle celebrazioni nella giornata di ieri, durante la quale ha avuto un bilaterale con il padrone di casa. “È stato confermato ancora una volta che il mancato impegno dell’Ue in un dialogo politico paritario con la Russia è un grave errore”, ha detto il primo ministro, fedele alleato di Putin, secondo il quale “le sanzioni dell’Ue non fanno altro che rafforzare l’autosufficienza della Russia in molti settori”.
Stamattina il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskovin un’intervista citata dalla Tass, ha però sottolineato che “l’operazione militare speciale in Ucraina si concluderà con una vittoria. Questa è la nostra guerra. E la vinceremo”, ha detto Peskov. Nel frattempo il Cremlino ha fatto sapere che “presto Witkoff e Kushner saranno a Mosca”.
Il presidente russo, però, nell’amo lanciato agli europei ha messo un’esca particolare: “Come candidato al ruolo di negoziatore preferirei l’ex cancelliere tedesco Schroeder. Altrimenti, che scelgano loro un leader di cui si fidano”. Il suo uomo di fiducia, che durante il mandato alla guida del governo tedesco tra il 1998 e il 2005 incrementò la collaborazione tra Berlino e Mosca nel campo energetico, per poi vedersi attribuire al termine del suo incarico istituzionale la guida del consorzio incaricato di sviluppare il gasdotto Nord Stream. All’indomani dell’invasione russa all’Ucraina Schröder definì un “errore” l’attacco, per poi affermare che “i massacri di Bucha vanno investigati”, senza dare la responsabilità ai russi.
Biennale, Il flashmob di +Europa: sirene antiaeree fuori dal padiglione della Russia

Ma ormai “il conflitto ucraino sta volgendo al termine”ha detto Putin, poche ore dopo l’annuncio di una tregua di tre giorni arrivato dall’omologo Donald Trump (che però non sarà prolungata stando al Cremlino). Il capo dello Stato russo se l’è presa soprattutto con l’Alleanza Atlanticafacendo un parallelo con quanto avvenuto nel 1945: quella “generazione vittoriosa ispira oggi i soldati che conducono l’operazione militare speciale” in Ucraina e affrontano “una forza aggressiva armata e sostenuta dall’insieme del blocco della Nato”. Nonostante i segnali di dialogo con gli europei, quindi, i toni di Mosca restano alti.
