Contestata a Lavitola la strage per l’attentato a Ranucci – Notizie

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È fissato per mercoledì il primo confronto tra i pm e l’imprenditore Valter Lavitola, ritenuto il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto a Pomeziacentro in provincia di Roma, il 16 ottobre dello scorso anno. Chi indaga ha convocato in procura l’ex editore e giornalistaal quale contesta, tra gli altri, il reato di strage aggravato dal metodo mafioso. L’interrogatorio arriva a cinque giorni di distanza dalla perquisizione effettuata dai carabinieri di Roma e Frascati, durante la quale sono stati acquisiti il ​​pc e il cellulare del 60enne, che in passato è stato coinvolto in altre vicende giudiziarie.

L’obiettivo dei pm della Dda è chiarire il movimento dell’attentato e capire cosa abbia spinto Lavitola a contattare, tramite l’intermediazione di Gomes Clesio Tavares – cittadino camerunense di 47 anni e dipendente del ristorante del giornalista a Monteverde – la banda avellinese che ha materialmente compiuto l’azione. Al momento sembra tramontare l’ipotesi di un avvertimento legato alle inchieste di Report, anche alla luce del rapporto di amicizia tra Ranucci e Lavitola, rivendicato dallo stesso giornalista della Rai. “È una notizia che mi ha lasciato un senso di stordimento – ha commentato il conduttore -. Con Valter abbiamo avuto un rapporto d’amicizia dopo che è stato oggetto di nostre inchieste. È stata anche una fonte importante per alcuni servizi di Report. Sono convinto, finché non vedrò ovviamente le prove, della sua innocenza. Tuttavia ritengo che, anche se dovessero emergere delle responsabilità, non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia”. Gli inquirenti lasciano aperte tutte le ipotesi, comprese eventuali domande personali, nell’attesa di ottenere elementi utili dallo stesso indagato. Nel decreto di perquisizione, la Procura ricostruisce la genesi dell’attentato. Nell’atto si afferma che Lavitola avrebbe incaricato Clesio Tavares di “individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione del giornalista”. Sempre secondo gli investigatori, il 15 settembre, un mese prima dell’attentato, Lavitola avrebbe effettuato con il 47enne un sopralluogo nei pressi dell’abitazione del conduttore di Report. E subito dopo l’attentato, inoltre, si sarebbe interessato all’allontanamento dall’Italia di Gomes Clesio Tavares, il cittadino camerunense che avrebbe svolto il ruolo di intermediario con la banda avellinese autrice dell’azione. Tavares risulta dipendente dal 2017 della società ‘Cefalù’, riconducibile a Lavitola, che gestisce un ristorante nella zona di Monteverde Vecchio, a Roma. L’imprenditore ha inoltre garantito assistenza legale all’intermediario. Clesio Tavares – che si troverebbe tuttora in Camerun – secondo quanto comunicato gli abitanti della zona era sempre al fianco di ‘Valerino’ anche se i dipendenti del ristorante Cefalù negano di conoscerlo: “Non l’abbiamo mai visto e non lavorava con noi”, affermano. Lavitola, inoltre, ha inviato i dipendenti, pur frequentando abitualmente il ristorante Cefalù non ne sarebbe più il proprietario da circa due anni. Nel decreto si spiega inoltre che Pellegrino D’Avino, uno dei componenti della banda, quando è stato raggiunto dalla misura cautelare avrebbe detto al suocero di “avvisare Clesio Tavares affinché quest’ultimo avvisi ‘quell’altro'”, preferibilmente riferendosi a Lavitola.

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