Afghanistan, i talebani stanno reprimendo con la violenza quelle già rare protestate per i diritti delle donne

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Un episodio raro in Afghanistan, dove i talebaniche hanno ripreso il potere nel 2001 in concomitanza con il ritiro delle truppe americane, hanno vietato ogni tipo di assembramento e precluso alle donne quasi ogni forma di partecipazione pubblicacompresa la frequentazione di scuoleuniversità, parchi pubblici e lo svolgimento di un lavoro. Elementi che hanno portato all’accusa nei confronti dei talebani di crimini contro l’umanità.

L’uccisione di giovani innocenti

Le sporadiche proteste nella provincia di Herat hanno scatenato la violenza delle forze di sicurezza talebane. Che hanno bloccato le strade per isolare i manifestanti e poi hanno aperto il fuoco uccidendo diverse persone, tra cui un bambino di 11 anni e un giovane di nome Morteza Karimi. Quest’ultimo aveva 19 anni ed è stato ferito da un combattimento. Venire racconta il giornalista Stefano Liberti, a quel punto è iniziato un viaggio tra diverse cliniche della città che però si sono rifiutate di curarlo per il timore di subire ripercussioni da parte delle autorità. Ora la polizia sorveglia l’abitazione della sua famiglia e ha vietato che venga definito “martire” per il timore che Karimi possa trasformarsi in un simbolo delle proteste degli ultimi giorni.

Testimoni sentiti dall’organizzazione non governativa Osservatorio per i diritti umani hanno detto che inizialmente la polizia ha sparato in aria per disperdere i manifestanti ma poi, quando la folla ha iniziato ad aumentare, ha abbassato la mira e ha iniziato a sparare ad altezza uomo. “Quando sono iniziati gli spari, la gente ha cominciato a scappare e ho visto i talebani sparare contro chi cercava di fuggire. Ho visto alcune persone ferite. I talebani sono persino scesi in strada e hanno picchiato i bambini per costringerli a tornare a casa”ha raccontato una donna che ha assistito alla scena dal tetto della sua abitazione. Che ha aggiunto che poche ore dopo le forze di sicurezza hanno fatto irruzione in casa sua per arrestare suo padre, che aveva partecipato alla manifestazione. Nel corso delle proteste sono stato arrestato almeno una trentina di donne.

Negli ultimi giorni diverse altre proteste si sono tenute a Herat e Jebrail per condannare la repressione dei talebani contro le donne ma anche per chiedere la liberazione delle persone arrestate durante le prime manifestazioni. Sono infatti decine le persone in custodia delle autorità, accusate di turbamento dell’ordine pubblico. Tra le persone arrestate ci sono anche una donna al terzo mese di gravidanza e un insegnante sul cui cellulare è stato trovato un video delle proteste inviato a una testata internazionale.

Condanna internazionale

Human Rights Watch ha denunciato un uso della forza eccessiva nei confronti dei manifestanti durante le manifestazioni. “Le autorità talebane temono qualsiasi dissenso e per questo stanno intensificando la repressione della libertà di espressione e di altri diritti fondamentali”, ha dichiarato Fereshta Abbasiricercatrice per l’Afghanistan presso l’organizzazione non governativa, auspicando una cessazione degli attacchi e la garanzia che gli afghani possano protestare pacificamente senza timore di violenze o arresti. La Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) ha dichiarato di essere “profondamente preoccupata” per gli arresti avvenuti a Herat.

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