Con il visore è possibile guardarsi intorno a 360 gradi – esattamente come nel video qua sopra – e ascoltare il concerto esattamente da quel punto del palco. Il suono cambia sensibilmente da una posizione all’altra. Se ci si sposta vicino ai legni, questi diventano predominanti, mentre gli strumenti più lontani finiscono naturalmente in secondo piano. In altre parole, la posizione sul palco modifica completamente la percezione dell’orchestra. L’ascolto più equilibrato rimane quello della platea, dove il suono arriva già perfettamente amalgamato. Ma è proprio spostandosi tra le sezioni che si comprende il ruolo dei singoli strumenti e il contributo che ciascuno dà al risultato finale. Tornando poi al punto di ascolto del pubblico, quell’equilibrio complessivo acquista tutto un altro significato.
Un altro aspetto interessante è poter osservare i musicisti da vicino anche nei momenti in cui non stanno suonando: gli sguardi, gli attacchi, i respiri, i piccoli gesti che un montaggio televisivo normalmente elimina. È un po’ come usare Vista stradale: invece di spostarsi tra le vie di una città, ci si muove tra i diversi punti del palco. Per realizzare l’esperienza sono stati posizionati numerosi microfoni e videocamere a 360 gradi direttamente tra i musicisti, con il minimo ingombro possibile e praticamente senza cavi, così da non interferire con il lavoro dell’orchestra. Per chi vuole provarlo senza un visore VR è disponibile anche una versione 2Daccessibile dal sito del progetto.
Un’esperienza che non sostituisce il concerto
Il primo pensiero potrebbe essere che un progetto del genere voglia sostituire il concerto dal vivo. In realtà è esattamente il contrario. L’obiettivo non è replicare l’esperienza della plateama offrire qualcosa che durante un concerto sarebbe semplicemente impossibile vivere. Ascoltare dalla prospettiva di un singolo strumento non restituisce il suono più equilibrato. Permette però di capire come nasce quell’equilibrio: il dialogo tra le sezioniil lavoro del direttoreeee il contributo di ogni musicista. Tornare poi all’ascolto del pubblico rende ancora più evidente quanto sia complesso costruire il suono di un’orchestra.
Anche Alessandro Bonatoil direttore che ha guidato le registrazioni con la Fondazione Haydnè rimasto sorpreso dall’esperienza. Pur dirigendosi abitualmente dal podio, ha scoperto un modo completamente nuovo per ascoltare la propria orchestra. Il software gli ha permesso di riascoltare ogni passaggio dalla prospettiva delle diverse sezionicomprendendo con maggiore precisione il lavoro dei singoli gruppi orchestrali. Nella realtà sarebbe impossibile ottenere lo stesso risultato: dovrebbe spostarsi fisicamente tra i musicisti mentre stanno eseguendo il brano.
