Il discorso alla nazione di Trump: “Undici mesi fa ho ereditato un disastro”

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“Ho ereditato un disastro, lo sto aggiustando”. Davanti al calo della popolarità, l’inflazione e la disoccupazione che salgono, la crisi del caro vita che morde, la capo gabinetto della Casa Bianca che gli imputa comportamenti da alcolizzato, lo scandalo Epstein che dividono la stessa base del suo movimento Maga, la pace promessa in Ucraina che non arriva e la nuova “età dell’oro” latitante, la risposta di Donald Trump è questa: è tutta colpa di Biden se l’America si è rotta, io sto riattaccando i cocci. E ci sto riuscendo magnificamente, solo che ancora non ve ne siete accorti a dovere. Resta ora da capire se gli elettori gli crederanno, oppure alle elezioni di medio termine del prossimo anno metteranno fine alla sua avventura.

Alle nove di ieri sera ha parlato il presidente degli Stati Uniti diretta televisiva alla nazione, perché le cose non vanno come sperava. Secondo l’ultimo sondaggio della Gallup, la popolarità di Trump è scesa al 36%, il livello più basso da quando è tornato alla Casa Bianca, appena due punti sopra il nadir del 34%, toccato dopo l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. I problemi che lo affliggono riguardano soprattutto l’economia, dove la nuova “età dell’oro” favorita dai dazi ritarda ad affacciarsi all’orizzonte, ma non solo.

Domani scade il termine per la pubblicazione dei documenti segreti del caso Epsteinche hanno spaccato la base del suo stesso movimento Maga, scontento anche per l’eccessiva attenzione data alle questioni internazionali, da Gaza all’Ucraina, ei favoritismi per la classe dei super ricchi della Silicon Valley, impegnati nello sfruttamento dell’intelligenza artificiale. Su questi malumori poi è piovuta anche l’intervista della capo del gabinetto della Casa Bianca, Susie Wilesche confidandosi forse troppo con Vanity Fair gli ha rimproverato comportamenti da alcolizzato. Volendo fare un paragone storico, sarebbe come se il cardinale Richelieu si fosse messo a sparlare di re Luigi XIII.

Di fronte al pericolo dell’inizio di una frana nella sua amministrazione, Trump ha deciso di rivolgersi direttamente agli americani per cambiare la loro percezione e magari distrarli. Nelle stesse ore, forse non a caso, ha annunciato il “blocco totale e completo” delle petroliere in arrivo o in partenza dal Venezuela.

Chiaramente agitato, se non risentito, Donald ha scelto una tattica abituale. Come prima cosa, ha scaricato la responsabilità del disastro sul predecessore Biden: “La colpa è dei democratici, non dei repubblicani”. I suoi elettori su questo concordano, ma il problema è che in campagna elettorale aveva promesso soluzioni rapide, perché mentre Joe dormiva lui correva. Non sono arrivate, visto che l’inflazione è tornata al 3%, come quando a gennaio era entrato in carica, e la disoccupazione è salita al 4,6%, il livello più alto dal 2021, dopo la crisi del Covid. Invece di dire agli americani che “sento il vostro dolore”, come aveva fatto Bill Clinton, Trump ha cercato di convincerli che il dolore non esiste, o comunque è una rapida guarigione.

“Undici mesi fa – ha detto – ho ereditato un disastro, ma sto sistemando le cose. Eravamo invasi dai migranti illegali, transgender nello sport delle donne, avevamo i peggiori accordi commerciali. Ora invece avete un presidente che si batte per gli americani, e abbiamo già raggiunto grandi risultati”. Quindi ha ripetuto il suo slogan ricorrente: “Un anno fa il Paese era morto. Il nostro Paese era pronto per fallire, fallire totalmente. Ora siamo il più attraente al mondo”. Dazi restano “la mia parola preferita. Hanno contribuito ad attirare 18.000 miliardi di dollari” di investimenti negli Stati Uniti.

Zohran Mamdani è stato eletto sindaco di New York perché ha promesso di affrontare la crisi dell’affordability, il costo insostenibile della vita, ma secondo Trump non esiste: “I prezzi stanno scendendo velocemente, c’è ancora da fare ma abbiamo compiuto progressi. I salari stanno crescendo molto più rapidamente della bevanda”. E questo è solo l’inzio: “Gli Stati Uniti sono pronti per un boom economico come il mondo non ha mai visto. Siamo sulla soglia di un boom economico senza precedenti”, che arriverà proprio nel 2026, 250esimo anniversario dell’Indipendenza: “Non potrebbe esserci tributo più appropriato a questo traguardo epico che coronare la rimonta americana, iniziata appena un anno fa”.

A questo proposito, ha annunciato che prima di Natale invierà un assegno extra a quasi un milione e mezzo di militari da 1.776 dollari come”dividendo del guerriero“, il dividendo del guerriero, cifra ispirata al 1776anno di fondazione degli Stati Uniti. Quindi ha concluso: “L’America è tornata ed è più forte che mai. Un paese leale verso i suoi cittadini. Facciamo invidia a tutto il mondo. Siamo rispettati in tutto il mondo, come non lo siamo mai stati prima”.

Le scommesse di Trump sono due. Primo, che gli americani gli diano retta nel breve termine, accettando la sua diagnosi dei problemi e la necessità di avere pazienza. Secondo, che il boom promesso si materializzi davvero entro le elezioni del prossimo novembre. Altrimenti l’America tornerà a voltare pagina.

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