
Stesso fine settimana, stesso tema. Ma le conferenze sono dovute. Domani e dopo, il 7 e l’8 novembre, si tiene a Roma la VII Conferenza Nazionale sulle Dipendenze, presieduta dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle politiche antidroga Alfredo Mantovano. Negli stessi giorni, sempre a Roma, parte anche la Contro-Conferenza autoconvocata dalla rete delle organizzazioni della società civile tra cui A Buon Diritto, Arci, Antigone, Associazione Luca Coscioni, Forum Droghe, Gruppo Abele, La Società della Ragione, Meglio Legale.
Dopo dodici anni di silenzio nonostante la legge preveda di rinnovare l’appuntamento ogni tre anni, nel 2021 iil governo Draghi tornò a convocare la Conferenza organizzata a Genova da Fabiana Dadoneallora ministra per le politiche giovanili ea capo del Dipartimento Politiche Antidroga. I lavori terminarono con l’elaborazione di un “Piano di Azione Nazionale per le Dipendenze”, caduto presto nel dimenticatoio.
Le associazioni riunite a Roma dal pomeriggio di oggi, giovedì 6 novembre, denunciano il cambio di scenario sulle politiche sulle droghe dal primo provvedimento adottato dall’esecutivo, il decreto rave, al decreto Caivano, che sugli istituti penali per minorenni ha causato un sovraffollamento che non è stato registrato da oltre un decennio. Si aggiunge poi il nuovo codice della strada, che «ha di fatto reintrodotto la criminalizzazione del consumo in maniera surrettizia, il passo è stato breve». «Il sottosegretario Mantovano – continua Antonella Soldo di Meglio Legale – ha individuato nella cannabis il nemico pubblico numero uno, rivendicando il divieto di produzione e vendita di canapa industriale. Trattando come droga una sostanza che droga non è. Mantovano ha tradotto in legge le sue paranoie ei suoi pregiudizi. Ma leggi fatte su queste basi sono pericolose e fanno male alle persone».
«Contrariamente a quanto previsto dalla legge sulle droghe il Dipartimento per le politiche antidroga ha sistematicamente evitato qualsiasi confronto con voci critiche all’approccio proibizionista, punizionista e paternalista impostato dal sottosegretario Mantovano escludendo buona parte della società civile italiana» chiosa Marco Perduca, dell’Associazione Luca Coscioni. «Vorremmo ripartire dalle conclusioni della Conferenza di Genova. È tempo di sperimentare nuove risposte per la tutela di salute e sicurezza sulle scene aperte del consumo, con pragmatismo e senza ideologia – spiega Jacopo Rosatelli, assessore comunale delle città della rete Elide degli Enti locali per una politica innovativa sulle droghe -. Abbiamo chiesto di partecipare alla Conferenza convocata dal governo, ma non siamo stati accolti. Non si sono neanche degnati di risponderci. È una conferenza blindata rispetto a quella di Dadone. Non è stato minimamente coinvolto il mondo degli operatori. Il timore è un significativo passo indietro rispetto alle conclusioni di Genova, per esempio sulla necessità delle stanze del consumo. Bisogna uscire dall’ideologia e calarsi nella realtà, ascoltare senza pregiudizi persone e territori che chiedono che i fenomeni siano governati e non esorcizzati».
