A Islamabad, il nome del luogo scelto come teatro dei negoziati tra Iran e Stati Uniti suona quasi come un auspicio: Serena, un richiamo alla calma e alla distensione. Ed è proprio al Serena Hotel che, in questi giorni, si concentra l’attenzione internazionalecon l’arrivo delle rispettive delegazioni chiamate a riaprire un canale di dialogo dopo settimane di tensione, grazie alla mediazione del Pakistan.


La struttura è stata blindata dal governo del premier Shehbaz Sharif, che l’ha trasformata nell’epicentro logistico e operativo dei colloqui. Come riferito da Ndtv (rete indiana, attenzione!) gli ospiti al momento presenti sono stati invitati a lasciare le camere entro il pomeriggio di mercoledì 8 aprile, previo indennizzo e su categorica indicazione delle autorità. E’ un ulteriore segnale del livello di sensibilità e urgenza dell’appuntamento.


Il Serena è una icona del Pakistan. Inaugurato nel 2002 dall’allora presidente Pervez Musharraf, è tra gli hotel più prestigiosi della capitale e fa parte della rete internazionale Serena Hotels, marchio gestito della Tourism Promotion Services. Una partecipazione rilevante della struttura fa capo all’Aga Khan Fund for Economic Development. Sorge in una delle aree più sicure di Islamabad ed è punto di riferimento per incontri diplomatici e visite ufficiali di alto livello.
L’intera struttura sembra pensata per contesti come quello che si svolgerà nei prossimi giorni. Oltre 24 mila meri quadrati di giardini distribuiti su più livelli, ingressi controllati, standard di sicurezza avanzati, inclusa una progettazione in grado di resistere a forti scosse sismiche, e soprattutto spazi concepiti per garantire riservatezza. Le Presidential Suites e le aree executive offrono ambienti blindati per riunioni ristrette, lontane da occhi indiscreti, dove si muoveranno i capi delegazione ei rispettivi team.
Accanto alla funzionalità, c’è anche un forte elemento simbolico. Il Serena punta su un’estetica che trasmette ordine e solidità: marmi lavorati a mano, arredi intagliati, tessuti tradizionali e soffitti in legno decorati. Un’immagine di equilibrio che contrasta con la complessità del contesto geopolitico in cui si inseriscono questi colloqui.


Dal punto di vista operativo, la struttura è imponente: oltre cento camere di lusso arredate in stile Swati e Punjabi, sei ristoranti, una grande sala da ballo da mille posti, spazi per conferenze, oltre a servizi come piscina, palestre e centri di bellezza. Tutto organizzato per garantire riservatezza e sicurezza anche a delegazioni numerose.
In questo scenario, il Pakistan prova a ritagliarsi un ruolo da mediatore credibile, offrendo non solo una sede negoziale, ma anche una cornice in grado di tenere insieme logistica, sicurezza, discrezione ed estetica. Resta però da capire se il clima evocato dal nome dell’hotel riuscirà davvero a tradursi in un abbassamento reale delle tensioni tra Washington e Teheran. Perché come insegna la politica italiana, quando qualcuno dice “stai sereno”, non sempre finisce esattamente per esserlo.
IL RETROSCENA
Libano travolto dalle bombe di Israele: 300 morti. Netanyahu: “La guerra contro Hezbollah va avanti”
dalla nostra inviata Fabiana Magrì


