Il suo nome è Wilmer Antonio Cruz, ma tutta la popolazione colpita dal terremoto lo conosce come “El Topo de La Guaira”, la “talpa”, dello stato più colpito dal sisma, il cui bilancio provvisorio al momento è salito a 2645 morti, oltre 12mila feriti e 86mila senza tetto. Per giorni, piccone in mano, ha scavato tra le macerie, ma è diventato famoso perché mentre salvava la gente, denunciava sui social l’assenza del governo ei gravi ritardi nei soccorsi. Ora è libero, ma per due giorni non s’è saputo nulla di lui. Secondo le prime notizie, sarebbe stato fermato da agenti governativi non identificati. Ma si sospetta che la sua storia sia quella di tanti altri dissidenti, che magari hanno avuto la peggio solo perché meno noti. E che con il ritorno in patria di squadre e giornalisti stranieri, arrivati qui da mezzo mondo per coprire il disastro, lontano dall’attenzione dei media, torni violenta e arbitraria la repressione del governo chavista.
“El Topo” per giorni è diventato il portavoce del malcontento della gente. Subito dopo le due tremende scosse di mercoledì, insieme a centinaia di sopravvissuti, ha cominciato a scavare con le mani e con i pochi mezzi a disposizione per salvare chi era rimasto intrappolato sotto le macerie, diventando il volontario più amato del Venezuela. Nei suoi video subito virali ha attaccato coraggiosamente il governo, esasperato dalla mancanza assoluta di mezzi di fronte alla tragedia. Con la sua maglietta arrotolata in testa, al posto di un casco, poche ore prima del suo misterioso arresto, Wilmer aveva denunciato in un video la mancanza di macchinari pesanti, di attrezzature specializzate e supporto statale per i sopravvissuti. Mostrando le sue mani sfigurate, ha messo in dubbio la presenza di aiuti del governo a fronte dell’arrivo delle squadre internazionali. Forse sono state proprio queste ultime accuse ad aver fatto scattare la reazione del governo.
La notizia della sua scomparsa è emersa prima sui social.
Venerdì, poi, è stata la Provea, la più antica e affidabile organizzazione per i diritti umani attiva in Venezuela, a lanciare l’allarme sulla sua presunta scomparsa forzata. Secondo la denuncia formalizzata dai parenti e raccolta da questa Ong, Cruz è stato avvicinato mercoledì primo luglio, intorno alle 16:00 ora locale a Caraballeda, da una commissione di funzionari vestiti di nero senza identificazione visibile che si sono presentati come membri della Direzione delle Indagini Criminali (Dip) della Polizia Nazionale Bolivariana (Pnb). Da allora nessun dettaglio certo. Con la scusa di dargli un martello martello per continuare la ricerca delle vittime, gli agenti, secondo alcune testimonianze, lo avrebbero portato via senza ulteriori spiegazioni. Da allora, sino a ieri sera tardi, per due lunghi giorni, la sua famiglia non ha più saputo dove si trovasse.
Secondo alcuni vicini sarebbe stato trasferito nel carcere dell’Helicoide, nella sede di Caracas della Sebin, la potente e controversa agenzia di intelligence e polizia segreta, spesso accusata di operare come strumento di repressione politica del governo. Ma là pare che non sia mai passato. Provea ha subito chiesto che la Procura aprisse un’indagine penale “trasparente e rapida” e che le autorità riferissero immediatamente il luogo in cui si trovasse Cruz, avvertendo che la mancanza di comunicazione e la mancanza di registrazione ufficiale potrebbero costituire sparizione forzata e detenzione arbitraria. Altre organizzazioni, come il Comitato per la Libertà dei Prigionieri Politici, poi hanno condannato il fatto, chiedendo che tornasse il prima possibile tra i suoi cari. Cosa che è avvenuta solo ieri sera. Secondo Provea, Cruz è stato rimesso in libertà con misure cautelari ed è accusato di presunto furto. Ma subito dopo la liberazione, ha chiarito nell’ultimo video che non ha perso il coraggio di dire la verità: “Grazie a tutti, sono qui per continuare a lottare”.
Salito a 2.954 il bilancio dei morti nel terremoto in Venezuela
Il bilancio ufficiale delle morti nel terremoto che ha colpito il Venezuela lo scorso 24 giugno è salito a 2.954: lo ha riferito il presidente del Parlamento venezuelano, Jorge Rodríguez, citato dall’Efe. I feriti invece sono 16.592, ha aggiunto.
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