Un regista da record come James Cameron non poteva non dire la sua, soprattutto sul tema più caldo del momento. Da mesi, infatti, a Hollywood non si parla d’altro: l’eventualità di un’acquisizione di Warner Bros. da parte di Netflix anima i dibattiti sul futuro del cinema di una preoccupazione strisciante, che forse molti temono ad esternare per paura di “ripercussioni”. Ma il regista che più ha incassato nella storia, sia con Titanico sia ora con la saga sempre più di successo di Avatarnon si è certo tirato indietro. Nelle scorse settimane si è dunque spinto a inviarne una lettera al senatore Mike Leeil politico repubblicano che presiede il sottocomitato sull’Antitrust.
Le preoccupazioni di Cameron sul futuro delle sale cinematografiche
“Credo fortemente che la paventata vendita di Warner Bros. Discovery a Netflix sarebbe disastrosa per il mondo del cinema nelle sale al cui ho dedicato tutto il lavoro di una vita – ha scritto Cameron –. Certo, tutti i miei film vengono distribuiti anche su altri canali, ma il mio primo amore rimane la sala cinematograficaSecondo il regista il modello di business di Netflixche prevede da anni ormai la riduzione piuttosto drastica della finestra temporale durante la quale i propri titoli vengono trasmessi nelle sale (di fatto il minimo necessario per essere considerati agli Oscar), se applicata anche ai titoli Warner porterebbe a conseguenze fatali per l’intera industria: “I cinema chiuderanno. Si faranno meno film. E la perdita di posti di lavoro sarà esponenziale”, prevede lui.
Il senatore Lee gli ha risposto poco dopo: “Abbiamo ricevuto segnalazioni da attori, registi e altri soggetti interessati a questa fusione e io condivido molte delle loro preoccupazioniDi certo l’intervento di una personalità illustrata come Cameronche appunto non ha bisogno di tutelarsi dietro l’anonimato (anche se probabilmente questa lettera non era destinata a essere pubblicata), smuoverà ulteriormente il dibattito pubblico su questa operazione che non è solo finanziaria ma ha assunto fin da subito i connotati di una battaglia culturale sul futuro del cinema. Non è la prima volta che il filmmaker si esprime a riguardo: già nel novembre scorso, intervistato dal podcast La cittàaveva detto che la miglior scelta per Warner sarebbe stato l’altro contendente, la Paramount Skydance di David Ellison (anche se c’è da notare che sarà proprio Paramount a distribuire il prossimo film di Cameron, Colpiscimi forte e dolcementeil docufilm in 3D sull’ultimo tour di Billie Eilish).
Ma la partita tra Netflix-Paramount per Warner è ancora aperta
La pubblicazione della lettera di Cameron da parte della testata americana Cnbc avviene in ogni caso in un momento particolarmente delicato per la diatriba Warner-Netflix-Paramount. Sempre in questi giorni, infatti, un gruppo di senatori democratici ha fatto sapere a David Ellison che potrebbe partire da un’indagine sulle operazioni finanziarie dietro alla sua ingentissima offerta per l’acquisizione di Warner (che ha raggiunto ormai i 108 miliardi di dollari), chiamandolo anche a chiarire i suoi legami con Trump (il padre Larry Ellison di Oracle è uno dei più fidati consiglieri del presidente). Negli stessi giorni il consiglio di amministrazione di Warner Bros. Discovery ha riaperto gli spiragli di trattativa con la stessa Paramountdicendosi disposto a vagliare i nodi più complessi dell’offerta fino al 23 febbraio e in vista del prossimo incontro con gli azionisti del 20 marzo. Insomma, la partita è ancora aperta e su tutto aleggiano non solo i malumori di Hollywood ma anche gli intrecci politico-finanziari dell’Antitrust di Washington. Un’impresa che, anche per James Cameron, è più complessa che colonizzare Pandora.
