«Preso dal panico la vedevo tremare e ho pensato di avere esagerato. Vedevo che faceva molta fatica a respirare. Da lì non ci ho visto più e in preda al panico, anche per paura di essere visto, l’ho presa e tirata dentro il fiume».
Alex Manna, il ragazzo accusato del femminicidio di Zoe Trinchero, 17 annitrovata in un canale che scorre nel centro storico di Nizza Monferrato, in provincia di Asti, racconta così, nella sua lunga confessione di fronte al pm Giacomo Ferrando, gli ultimi istanti di vita della ragazza. «Quando l’ho vista tremare ho pensato che stessi già maschiero molto agitato e non sapevo che cosa fare, tremavo. Anch’io mi sono chiesto perché l’ho buttata e non ho chiamato i soccorsi».
LA CRONACA
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MASSIMILIANO PEGGIO, ANTONELLA M.LAROCCA


L’autopsia, disposta nelle prossime ore, sarà determinante per chiarire le zone d’ombra di questa terribile storia di provincia. Zoe poteva essere salvata se Alex avesse chiamato tempestivamente i soccorsi? La morte è sopraggiunta a causa delle lesioni provocate dai suoi pugni o dai traumi alla gola e alla testa inflitti mentre gettava il corpo in quel canale? Nella sua confessione, Alex, assistito dall’avvocato Patrizia Gambino, non è stato lineare. Prima ha raccontato di aver colpito Zoe con un solo pugno, poi con una scarica di pugni. «Tre o quatto. Ho fatto boxe…». In un passaggio ha spiegato di aver gettato il corpo nel canale, profondo tre di metri. In un altro ha specificato di averlo lasciato cadere. «L’ho presa dalla schiena».
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Non solista. Oltre ad aver cercato di depistare le indagini, attribuendo la responsabilità dell’aggressione al povero Naudy, trentanovenne di origini africane ma cresciuto a Nizza Monferrato in una famiglia adottiva, ha aggiunto anche dettagli incongruenti. Dettagli che sembrano un maldestro tentativo di giustificarsi. «Prima di incontrare Zoe in una festa organizzata da amici, in un garage di Nizza, ho bevuto solo una birra, forse qualcuno ha messo della droga dentro».
Ecco, da qui, in queste frasi snocciolate alla rifunsa si concentrano le indagini dei carabinieri del comando provinciale di Asti. Gli investigatori hanno cercato riscontri nelle riprese delle telecamere presenti nella zonaattorno a quel canale che scorre tra le case, prima di gettarsi nel fiume Belbo. E le immagini raccontano il prima e il dopo del delitto, avvenuto intorno alla mezzanotte di venerdì.
Zoe con Alex si allontanano dalla festa e raggiungono quell’angolo di città. Si fermano in un cortiletto che lambisce il canale. «Volevo discutere della nostra relazione avuta in passato. Due o tre anni fa». Una passione adolescenziale, pare. Che gli amici della ragazza tendono però ad escludere. «La discussione era tranquilla, poi all’improvviso le ho sferrato un pugno. Non così perché».


Sempre le telecamere filmano le fasi successive. L’arrivo degli amici alla ricerca di Zoe, scomparsa misteriosamente. In quel frangente, lui si inventa l’aggressione: «È stato quel pazzo di un ragazzo nero. Io sono fuggito, non sono riuscito a proteggere Zoe. Le ho detto di scappare, per non essere rapinata».
Ancora le telecamere lo riprendono mentre raggiunge, sempre in quella zona, la casa della sua convivente, un vigile del fuoco in servizio ad Acqui Terme. «La mia fidanzata non c’era, era al lavoro». Così Alex va a casa, nasconde in mansarda il suo giubbotto, sporco di sangue, e poi torna in strada: «Ho sentito le sirene arrivare. Ai carabinieri ho raccontato la versione falsa, ma ero consapevole che Zoe fosse morta».


Le sue bugie non hanno retto a lungo. In una notte si sono dissolte. In una lunga notte trascorsa nella caserma dei carabinieri di Nizza. Resta però il dubbio sul movimento. «La verità – dice una conoscente della ragazza – è che Alex ci stava provando con lei. Si erano visti un paio di volte. Lei, forse, era lusingata da quelle attenzioni ma non era interessata ad andare oltre. Lui, evidentemente, non ha accettato quel rifiuto. Non posso credere che sia morta così».


Che destini si incrociano in queste colline, tra Montegrosso d’Asti e Nizza. Una manciata di chilometri. La famiglia di Matilde Baldila ragazza morta poco prima di Natale nell’incidente stradale provocato da una gara tra Porsche sulla tangenziale di Asti, e la famiglia di Zoe sono legate da amicizia. Le due ragazze si conoscevano. E anche Alex è cresciuto a Montegrosso, in una cascinotta affacciata su una cresta panoramica tra i vigneti. La mamma, Maria Luisa, apre la porta e da uno spiraglio si limita a ripetere che è sconvolta per suo figlio: «Il mio cuore è distrutto. Mi ha fatto male vederlo in caserma. Non riesco a smettere di piangere».
