L’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim riferisce che due petroliere hanno preso fuoco in seguito ad esplosioni avvenute mentre tentavano di attraversare un campo minato nella parte meridionale dello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riportato da Tasnim, la Marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane avrebbe affermato che lo stretto è “estremamente pericoloso e completamente chiuso” a causa delle aggressioni statunitensi. Lo riporta Al Jazeera.
Le Guardie Rivoluzionarie, l’esercito ideologico dell’Iran, hanno annunciato invece che due petroliere sono “esplose e hanno preso fuoco” mentre attraversavano un campo minato a sud dello Stretto di Hormuz. “Due petroliere, che tentavano di attraversare il campo minato a sud dello Stretto di Hormuz eludendo l’intelligence statunitense, sono esplose e hanno preso fuoco”, hanno dichiarato le Guardie – come riferito su Telegram dall’agenzia ufficiale Irna – senza specificare la nazionalità delle imbarcazioni né se vi fossero vittime.
Il punto alle ore 23
(di Stefano Intreccialagli)
di Settima notte consecutiva di attacchi degli Stati Uniti contro l’Iran. Le forze armate a stelle e strisce hanno reso noto di avere lanciato in serata una serie di raid contro la Repubblica islamica con l’obiettivo di “continuare a ridurre le capacità militari iraniane, su disposizione del comandante in capo”. Minuti dopo l’annuncio del Centcom l’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Mehr ha riferito di esplosioni a Sirik, città costiera nella provincia di Hormozgan, nel sud del Paese e anche nella città portuale meridionale di Bandar Abbas.
Ore prima Teheran aveva minacciato, tramite Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida Suprema, che sarebbe entrato in una fase di offensiva a tutto campo se gli attacchi statunitensi dovessero protrarsi per più di due o tre giorni. Nel corso della giornata Stati Uniti e Iran hanno alzato il livello dello scontro mettendo nel mirino rispettivamente le infrastrutture della Repubblica Islamica e le basi americane in Medio Oriente, allontanando sempre di più la speranza di una soluzione diplomatica. Teheran ha accusato le forze di Donald Trump di aver colpito un aeroporto, una stazione ferroviaria e due ponti, con un bilancio di almeno otto morti e 20 feriti, secondo i media statali. Il regime ha denunciato inoltre raid sulle infrastrutture elettriche nel sud del Paese, a seguito dei quali ha invitato la popolazione a ridurre i consumi e a spegnere i condizionatori nonostante il caldo estremo. In risposta, la Repubblica islamica ha rivendicato di aver colpito basi, aerei e radar statunitensi in Kuwait, Qatar, Bahrein, Giordania e Oman, con i pasdaran che hanno avvertito che proseguiranno i loro attacchi “finché non sarà ripristinata la calma lungo la costa meridionale e nello Stretto di Hormuz”.
Video Iran, attacchi con droni contro obiettivi Usa in Bahrein e Kuwait
Le notizie dei raid statunitensi su diversi ponti iraniani, lo scalo aeroportuale di Iranshahr, uno snodo ferroviario e una torre di telecomunicazioni a Bandar Abbas e la distruzione di una torre di controllo marittima nella città portuale di Chabahar suggeriscono un’espansione della campagna militare che il presidente Donald Trump aveva minacciato. Un’eventualità alla quale Teheran aveva risposto promettendo rappresaglia, che si è nuovamente abbattuta sui Paesi della regione con maggiore intensità : in Kuwait, le autorità hanno denunciato che un attacco iraniano ha danneggiato una centrale elettrica e di desalinizzazione dell’acqua, mentre diversi soldati sono rimasti feriti quando droni di Teheran hanno preso di mira alcune delle basi e campi militari nel Paese. In Qatar, i pasdaran hanno rivendicato di aver preso di mira sistemi radar e aerei militari statunitensi nella base aerea di Al-Udeid, con Doha che hanno riferito di aver intercettato attacchi missilistici e un bambino è rimasto ferito dai detriti. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno anche affermato di aver attaccato due siti radar statunitensi in Oman e la base militare di Al-Tanf in Siria, ma una fonte militare di Damasco ha negato che ci sia stato un simile raid. Teheran ha poi rivendicato di aver colpito gli aerei militari Usa in Giordania. In Bahrein, i media del regime riferito hanno di raid contro elicotteri e velivoli statunitensi in una base aerea.
Quello odierno segna lo scambio di attacchi più intenso dalla ripresa delle ostilità per il crollo del cessate il fuoco e del memorandum firmato a giugno. Secondo il ministero della Salute iraniano, almeno 38 persone sono state uccise e oltre 400 ferite da quando sono ripresi i combattimenti. E accanto alla scia di sangue, si fa sentire la crisi per il blocco dello Stretto di Hormuz. Gli iraniani continuano a rivendicare il controllo del braccio di mare dove le navi passano con il contagocce, e gli Stati Uniti impongono il loro blocco navale: secondo il Centcom, i marines hanno abbordato un’imbarcazione carica di carburante iraniano, la M/T Wen Yao, per un’ispezione di verifica volta a “garantire il pieno rispetto del blocco”. E accanto a Hormuz, preoccupa la minaccia che il conflitto si allarghi al Mar Rosso.
Per il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, il blocco dello stretto di Bab el Mandeb da parte degli Houthi “sarebbe un male per il commercio globale”, mentre la tensione è già in aumento al largo delle coste yemenite: secondo l’agenzia Ukmto, un’imbarcazione è stata abbordata da personale non autorizzato mentre navigava verso est nel Golfo di Aden. Una spirale di escalation che rischia di allargarsi ulteriormente: secondo quanto riferito da Axios, Trump ha comunicato a Israele l’invio di altre decine di aerei per il rifornimento in volo, in vista di una possibile espansione delle operazioni militari contro l’Iran. E il ritorno in guerra dello Stato ebraico resta un’opzione, mentre l’Idf continua a colpire Hezbollah in Libano ea bombardare Gaza, dove l’agenzia Wafa denuncia che almeno otto palestinesi sono stati uccisi e altri 20 feriti in un raid sul campo profughi di Nuseirat.
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