Nissan ha annunciato il taglio di circa 900 posti di lavoro in Europapari a circa il 10% della sua forza lavoro nel continente, all’interno di un piano di riorganizzazione più ampio che punta al recupero della redditività dopo anni di vendite in flessione e perdite consistenti. La riduzione coinvolgerà sia impiegati sia operai e interesserà diversi asset produttivi strategici, come riferito da un portavoce dell’azienda a Reuters.
Tra gli interventi principali figurano la chiusura parziale del deposito di Barcellonala riduzione a una sola linea produttiva nello stabilimento di Sunderland, nel Regno Unitoe una revisione del modello distributivo nei mercati nordici. La casa giapponese, che conta circa 130mila dipendenti nel mondo, prosegue quindi un programma di ridimensionamento già avviato negli anni precedenti: nel 2020 aveva chiuso i principali impianti spagnoli e nel 2024 aveva già comunicato l’intenzione di eliminare 11mila posti di lavoro globali e chiudere sette fabbriche entro il 2027.

Alla base della crisi ci sono il calo della domanda in Cina e Stati Unitimercati fondamentali per Nissan, oltre alla crescente pressione competitiva dei costruttori cinesi e ai problemi strutturali che investono l’intera industria automobilistica. Il gruppo si trova così costretto a rivedere capacità produttiva, rete logistica e costi operativi.
Il quadro europeo appare chiaramente critico, ma se si guarda alla situazione Stellanti in Italia lo scenario diventa perfino peggiore. All’inizio di quest’anno il gruppo italo-francese ha pubblicato il tradizionale rapporto annuale: nel 2025 la produzione di autovetture nei cinque stabilimenti nazionali si è fermata a 213.706 unitàcon una flessione del 25% rispetto al 2024 e meno della metà dei volumi del 2023. Si tratta dei livelli più bassi dagli anni Cinquanta. Considerando anche i veicoli commerciali prodotti ad Atessa, il totale resta sotto quota 380mila unità, con una contrazione del 20%.
È evidente quindi che, al di là delle scelte commerciali e prodotti poco riusciti, è l’intera industria europea ad arrancare, mentre quella cinese avanza senza sosta grazie a innovazione tecnologica e prezzi estremamente competitivi, insostenibili per i concorrenti europei che ancora producono nel Vecchio Continente.
