‘Non vogliamo lasciarli entrare nel nostro Paese’: il CEO di Ford non vuole i veicoli elettrici cinesi negli USA

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Il CEO di Ford, Jim Farleyè tornato a esprimere preoccupazione per l’eventuale apertura del mercato statunitense alle auto elettriche cinesi. In una recente intervistail direttore ha sottolineato come un accesso più ampio potrebbe avere effetti “devastanti” sull’industria automobilistica nazionalemettendo a rischio uno dei pilastri storici della manifattura americana. “Non possiamo lasciarli entrare nel nostro Paese”, ha affermato. “L’industria manifatturiera è il cuore e l’anima del nostro Paese. Perderla a causa di quelle esportazioni sarebbe devastante per il nostro Paese”.

Secondo Farley, la competizione con i produttori cinesi non avverrebbe su un piano paritarioa causa del sostegno pubblico ricevuto dal settore automotive in Cina e della notevole capacità produttiva accumulata negli ultimi anni.

La Cina conta oltre un centinaio di aziende attive nella produzione di veicoli elettrici. Tra queste spiccano realtà come BYD e Xiaomi, capaci di immettere sul mercato modelli con prezzi aggressivi e dotazioni tecnologiche avanzate. Tra l’altro, in passato Farley aveva espresso parole di apprezzamento per le vetture cinesi, come la SU7 di Xiaomiaggiungendo amaramente che le case automobilistiche di Pechino stavano umiliando i produttori occidentali.

Secondo Farley, il mercato interno cinese – pari a circa 29 milioni di veicoli – è affiancato da una capacità produttiva superiore ai 50 milioni di unità, un eccesso che spinge i produttori a cercare sbocchi all’estero, alimentando una crescente presenza in Europa e Canada, dove le politiche commerciali risultano più aperte rispetto agli Stati Uniti.

“Il loro mercato locale conta 29 milioni di unità, mentre la loro capacità produttiva nel Paese supera i 50 milioni”, ha affermato Farley. “In Cina dispone di una capacità produttiva sufficiente a coprire l’intera produzione e tutte le vendite di veicoli negli Stati Uniti“. Questo squilibrio ha già innescato una forte competizione sui prezzi nel mercato cinese, con effetti potenzialmente replicabili su scala globale.

Oltre agli aspetti economici, Farley ha evidenziato anche possibili critiche legate alla sicurezza informatica e alla privacy. I veicoli moderni, infatti, integrano numerosi sensori e sistemi di connettività, inclusi moduli di acquisizione immagini e dati. Su questo fronte, il governo statunitense ha già introdotto restrizioni sull’utilizzo di tecnologie di connettività provenienti dalla Cina nei veicoli, citando rischi legati alla raccolta e alla gestione dei dati sensibili.

Le preoccupazioni espresse dal CEO di Ford riflettono una posizione condivisa da diversi politici statunitensi, sia democratici sia repubblicani. Negli ultimi mesi, associazioni di settore e legislatori hanno sollecitato l’adozione di misure restrittive nei confronti dei produttori cinesi, citando rischi economici e di sicurezza nazionale.

Il dibattito include anche scenari più complessi, come la possibilità che aziende cinesi aprano stabilimenti direttamente negli Stati Uniti, una prospettiva che divide il panorama politico per le sue implicazioni industriali e strategiche.

Il tema solleva una questione più ampia: limitare l’accesso agli EV cinesi potrebbe proteggere l’industria locale nel breve periodoma rischia di ridurre la pressione competitiva e rallentare l’adozione di tecnologie avanzate. In altri mercati, i produttori cinesi stanno introducendo soluzioni come Battery Swapping, ricarica ad alta potenza e funzionalità software evolute, contribuendo ad accelerare l’innovazione nel settore.

Farley ha riconosciuto la necessità di confrontarsi con questi standard tecnologici. Ford, ha concluso il massimo dirigente, sta lavorando per rendere i propri modelli elettrici più competitivi, anche attraverso lo sviluppo di veicoli accessibili prodotti negli Stati Uniti.

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