Oro, dopo un 2025 da record il 2026 si annuncia tra prudenza e nuove scommesse

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Il 2025 è stato un anno straordinario per l’oro. Il metallo prezioso ha registrato un rally con guadagni superiori al 60% e ha toccato più di 50 massimi storiciimponendosi come uno degli asset più performanti in assoluto.

I motori di questa impennata sono stati molteplici: tensioni geopolitiche e rischi globali continuamente accessibili, un indebolimento del dollaro americano, tassi d’interesse in discesa in alcune aree e una domanda rafforzata da investitori e banche centrali desiderosi di rifugiarsi in attività “sicure”.

Le previsioni
Guardando al 2026 le analisi sul metallo giallo si moltiplicano. Non tutte indicano la stessa direzione. Gli analisti del World Gold Council (Wgc) suggeriscono che molte delle condizioni favorevoli possono permanere ma, data la partenza da livelli già elevati, l’oro entra nel nuovo anno con aspettative più moderate. Nello scenario “di base” la proiezione è che i prezzi possano oscillare in un intervallo tra -5% e +5%.

Tuttavia, il Wgc individua due scenari alternativi diametralmente opposti: in caso di rallentamento economico globale combinato con nuovi tagli dei tassi d’interesse (scarsa crescita, gonfiaggio contenuto), l’oro potrebbe “rimbalzare” guadagnando dal 5% al ​​15%.

Se l’instabilità geopolitica dovesse aggravarsi, o dovessero aumentare i timori su recessione e mercati fragili, l’oro potrebbe beneficiare di un forte rifugio verso un rifugio sicuro, con un rialzo potenziale del 15–30%.

Al contrario, in caso di ripresa globalmente robusta, con prevalenza di politiche monetarie restrittive e dollaro più forte, l’oro rischia di perdere appello e subisce una correzione compresa tra -5% e -20%.

Gli ottimisti
Non tutti gli analisti condividono però un atteggiamento così prudente: alcuni grandi istituti finanziari mantengono previsioni ambiziose. JP Morgan Private Bank vede l’oro in area 5.200–5.300 dollari l’oncia entro fine 2026, sostenuto da domanda costante da parte di investitori istituzionali; Deutsche Bank, invece, posiziona il suo target intorno ai 4.450 dollari l’oncia, evidenziando una struttura di offerta-domanda complessa ma tendenzialmente favorevole.

I piccoli risparmiatori
C’è poi anche un altro aspetto. L’oro è sempre più presente nei portafogli dei piccoli investitori. «Gli acquisti degli investitori retail hanno superato quelli delle banche centrali nel terzo trimestre, con circa 280 tonnellate da agosto – Peter Kinsella, Responsabile analizza Investment Services Uk, Union Bancaire Privée (Ubp) -. Il grande aumento degli afflussi negli Etf cambia le carte in tavola per l’oro, perché significa che gli investitori retail stanno prendendo il posto delle banche centrali come i maggiori acquirenti marginali del mercato. Notiamo che il ritmo degli afflussi verso gli Etf è rallentato nelle ultime settimane, e questo fa pensare che l’oro potrebbe avere un andamento più stabile verso la fine dell’anno. Se gli investitori al dettaglio aumentassero le loro partecipazioni in Etf verso il picco del 2020, sarebbero come aggiungere circa 280 tonnellate di acquisti».

L’andamento nel tempo
L’esperto guarda alla Federal Reserve. «I verbali del Fomc mostrano che c’è molta preoccupazione per le prospettive di acquisto negli Stati Uniti – dice -. I mercati hanno iniziato a scontare un taglio dei tassi a dicembre con una probabilità solo dell’85%, riflettendo la debolezza del mercato del lavoro statunitense. Questo ha portato a un leggero aumento delle aspettative sui tassi di interesse reale, che limita il potenziale di rialzo dell’oro verso la fine dell’anno. Anche il dollaro si è stabilizzato nelle ultime settimane, il che limita ancora di più il potenziale di rialzo dell’oro. Pensiamo che il rischio principale per l’oro sia legato all’andamento dei mercati azionari. Se i mercati azionari dovessero subire un calo significativo, l’oro potrebbe essere scambiato a livelli più bassi nel breve termine. Si tratta di un classico esempio di finanza comportamentale, in cui gli investitori vendono attività performanti per finanziare le margin call sui mercati azionari, come abbiamo visto nel 2008 e nel 2020. Questi movimenti al ribasso raramente si protraggono per un periodo prolungato e offrono agli investitori un’ottima opportunità per acquistare oro a livelli più bassi».

L’evoluzione globale
Nel complesso, dunque, l’oro si prepara a un 2026 meno “effervescente” del 2025 ma comunque potenzialmente ricco di opportunità. Il metallo conserva la sua funzione di copertura contro l’incertezza macroeconomica, l’inflazione e la volatilità dei mercati, elementi che restano oggi come in passato i principali motori del suo fascino. Rimane però cruciale seguire l’evoluzione del contesto globale: la politica monetaria, le tensioni geopolitiche e le decisioni delle banche centrali potranno fare la differenza, determinando se l’oro manterrà la sua forza o si troverà a dover affrontare una fase di consolidamento.

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