Razer: l’intelligenza artificiale sa solo se gli utenti non che è stata utilizzata

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In una lunga intervista con Il limite in occasione del CES 2026, il co-fondatore e CEO di Razer Min-Liang Tan ha affrontato il tema dell’intelligenza artificiale e della sua adozione nel settore videoludico. Sul tema, Tan è apparso piuttosto schietto e ha spiegato che a suo giudizio l’IA è già parte di processi creativi efficaci. Il problema riguarda piuttosto un pregiudizio che molti utenti hanno nei confronti di quello che, in fin dei conti, sarebbe solo uno strumento a disposizione degli sviluppatori.

Al centro dell’attenzione c’è Progetto Avapresentato da Razer come un assistente olografico da scrivania con estetica anime, alimentato dal modello Grok di xAI. Si tratta sostanzialmente di un piccolo cilindrosimile a una lampada, all’interno del quale però viene riprodotto un avatar virtuale tridimensionale con il quale interagire.

Una soluzione che ha immediatamente sollevato interrogativi su implicazioni etiche, sociali e di sicurezzaalla luce delle controversie che hanno coinvolto il chatbot, sia per i deep fake porno che per alcune risposte alquanto discutibili che sembravano rispecchiare un’ideologia poco condivisibile.

Tan ha difeso la scelta di Grok per le capacità conversazionali avanzate del modello e ha respinto l’idea che strumenti simili devono necessariamente assumere connotazioni a sfondo sessuale. Le polemiche, tuttavia, riflettono un clima di diffidenza diffusa tra i videogiocatorisempre più attenti a come l’AI viene integrata nei prodotti finali.

Secondo il CEO di Razer, questo scetticismo nasce spesso da una percezione errata: “I giocatori apprezzano già l’AI nello sviluppo dei videogiochi, anche se non ne sono consapevoli“. Una posizione che, però, si scontra con casi recenti come quello di Clair Obscur: Spedizione 33titolo premiato, ma successivamente escluso dagli Indie Game Awards per l’impiego dell’intelligenza artificiale.

Una linea simile è stata adottata anche da Studi Larianiche ha ammesso l’uso dell’AI generativa esclusivamente come supporto nelle fasi iniziali di ideazionesenza impatti diretti sul lavoro autoriale degli sviluppatori.

Razer intende investire proprio in questo tipo di applicazioni. Tanto ha citato lo sviluppo interno di un Compagno di QAuno strumento pensato per affiancare i tester umani. Il sistema è in grado di registrare automaticamente i bug, compilare report e inviarli in tempo reale agli sviluppatoririducendo tempi e costi di una fase che, secondo i dati condivisi dal dirigente, può incidere fino al 30-40% del budget di produzione.

In conclusione, secondo il fondatore di Razer, l’intelligenza artificiale è uno strumento utile e – inconsapevolmente – già apprezzato. Piuttosto, la vera differenza, sta nell’utilizzo che se ne fa della tecnologia e, soprattutto, nella percezione che gli utenti hanno di quell’uso.

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