Per il secondo giorno consecutivo, il leader della Lega Matteo Salvini è andato al carcere di Bollate dove da venerdì è recluso Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato a 14 anni e 9 mesi per avere sparato e ucciso due rapinatori. Salvini era già stato ieri a Bollate dove aveva incontrato Roggero per circa un’ora e mezza.
Mariangela Sandrone, moglie di Roggero, chiede la grazia per il marito rivolgendosi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella attraverso le pagine del quotidiano La Stampa in edicola oggi. “Al presidente Mattarella – afferma Sandrone nell’intervista in esclusiva al giornale – mi rivolgo come moglie e come madre, con il massimo rispetto per il suo ruolo di capo dello Stato. Gli chiedo soltanto di guardare oltre le carte processuali, di considerare l’età di Mario, i traumi che ha subito e il fatto che non è un pericolo per la società. Gli chiedo un atto di clemenza e di perumanità permettendo a un uomo anziano di trascorrere gli ultimi anni della sua vita insieme alla sua famiglia”. “Mi sento sospesa in un incubo che è diventato realtà” aggiunge Mariangela Sandrone, sottolineando che “Mario è un uomo profondamente legato alla sua famiglia, un lavoratore instancabile, un marito e un nonno premuroso. È una persona che ha sempre messo la protezione dei suoi cari al di sopra di tutto. Non è il ‘giustiziere’ che alcuni descrivono”.
Meloni: ‘Sproporzionata la pena per Mario Roggero’
“Non si possono dare 8 anni a dei pedofili o meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere, c’è un problema di proporzionalità delle pene”. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, condivide così il suo pensiero sul cao di Mario Roggero, sulle pagine del Corriere della Sera, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo. Secondo la premier “chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo? E a tutti coloro che lo fanno senza il beneficio del dubbio, dico con serenità che sbagliano, perché tutti dovrebbero farsi qualche domanda in più”. “Ma siamo sicuri — continua Meloni — che in quel momento fosse capace di intendere? Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l’orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata o meno, quantomeno per un uomo simile, che si è visto a un passo dalla morte, sua e dei suoi familiari, per ben due volte?”. Il presidente del Consiglio sottolinea che al gioielliere cuneese “viene contestato di non aver avuto il sangue freddo in un contesto di alto pericolo e stress, picchi emotivi che raramente si riescono a controllare perfino in reparti addestrati di tanti settori”. Per quanto riguarda l’apertura della pratica per la richiesta di grazia da parte del ministro della Giustizia Carlo Nordio, Meloni rivendica che è stata lei ad avvallare affinché il Guardasigilli si attivisse: “Ma certo, gli ho detto io di andare avanti, bisogna chiamare le cose con il loro nome, una cosa è il potere di concedere la grazia e nessuno ha mai messo in dubbio che questa prerogativa appartenga esclusivamente al Quirinale, ma ciò non vieta al Guardasigilli di istruire il procedimento”.
Famiglia Roggero: ‘Nel 2005 fu istinto paterno, non una spedizione punitiva’
Nessuna spedizione punitiva ma solo istinto di protezione paterna. Così la famiglia di Mario Roggero, sui canali sociali del gioielliere, torna sull’episodio del 2005, riferendosi a una lite con il fidanzato di una delle figlie, durante la quale estrasse una pistola e minacciò anche i genitori del giovane, per cui patteggiò nel 2007. In un post pubblicato ieri sera e intitolato “Precisazione della famiglia Roggero sul precedente del 2005 e sulle falsità scritte in questi giorni”, si legge: “E’ la stessa sentenza della Corte di Assise d’appello ad affermare che quel vecchio precedente del 2005 non abbia pesato sulla condanna di oggi. Ed allora, perché oggi si gioca da troppe parti a mistificare gli atti, a calpestare la verità, a voler accreditare a tutti i costi e contro ogni evidenza la tesi di un Mario autore di una spedizione punitiva mai avvenuta? Nel post, la famiglia infatti aggiunge: “Come prima cosa, si osservi: si tratta di un fatto avvenuto 21 anni fa, ossia 16 anni prima dei fatti oggetto del processo che lo ha coinvolto. In secondo luogo, si è trattato di un episodio che non ha il minimo collegamento con i fatti oggetto della condanna di oggi”.
Famiglia Roggero,’nel 2005 fu istinto paterno, non una spedizione punitiva’
E ancora: “In terzo luogo, quell’episodio era già stato oggetto di attenzione nel processo di primo grado a carico di Mario davanti alla Corte d’assise di Appello. Tutta ‘roba’ quindi già perfettamente nota. Perché ostinarsi a tirarla fuori proprio ora? Non comprendiamo proprio il clamore mediatico di questi giorni, non possiamo accettare che Mario debba subire un’ulteriore gogna mediatica, per un episodio completamente isolato avvenuto 16 anni prima”. Infine, la famiglia Roggero sottolinea: “In quarto luogo” il fatto in sé ” è molto diverso dalle ricostruzioni che si leggono anche su autorevoli quotidiani – si legge nel post – . Quella notte, il ragazzo, fidanzato di una figlia di Mario, non si limitò a darle qualche schiaffo ma la raggiunse con alcuni pugni che le causarono lesioni, seguiti dal terrore di un doppio tentativo di investimento con l’auto, prima di abbandonarla al buio in una strada isolata. Un racconto fatto non può passare come un semplice litigio tra giovani”.
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