
Il Qatar era la sua pista, e Oscar Piastri lo ha confermato ancora una volta. Dopo le due Sprint vinte negli anni scorsi, sulla pista dipinta per eccellenza per le caratteristiche della McLaren (che si è permessa anche di scaricare la vettura), l’australiano di Melbourne ha fatto tris e lanciato un messaggio ai suoi rivali mondiali, come a dire “Se devo perdere questa battaglia, lo farò con onore e fino all’ultimo”. Una bella vittoria nella (noiosissima) mini-gara di Lusail che lo aiuta a uscire dal momento nero iniziato con i due botti di Baku e proseguito con incertezze a non finire (Singapore, Austin, Brasile ecc…) nel trittico americano. «Negli altri weekend mi mancava il passo, ma in Qatar ce l’ho sempre e mi piace», le parole dell’australiano.
Lo sapeva anche Lando Norris che il compagno di box era «on fire», tanto che, dopo aver preso una ruotata al via da George Russell (2°), si è messo a fare «l’Alain Prost» della situazione, massimizzando il risultato, prendendosi un 3° posto che per lo meno gli permette di allungare sull’amico Max Verstappen (4°). Un risultato prezioso anche perché se l’inglese domenica (via di gara alle 17 con diretta su Sky Sport F1 e differita in chiaro su TV8 alle 21.30) riuscisse a chiudere davanti a tutti, sarebbe campione del mondo Piloti per la prima volta in carriera. «Non ho guardato Max al via — ha detto Lando — ho pensato a recuperare, è sembrato uno stint molto lungo, ho spinto parecchio. Le qualifiche determineranno tutto perché qui non è facile superare. Mi sento fiducioso». La classifica ora dice: 396 Norris, 374 Piastri, 371 Max.
Verstappen invece paga ancora una volta l’assetto non ottimale che il team non riesce subito a trovare sulla sua auto nei weekend con la Sprint. Così si era visto anche in Brasile quando Max, dopo un venerdì difficile e un sabato culminato con l’uscita nel Q1 in qualifica, si era rilanciato con una super domenica. «Scortato» al via da Yuki Tsunoda (5°), che lo ha lasciato passare in curva 3, il quattro volte iridato si è agganciato alla McLaren di Norris, che dopo qualche giro di conservazione-gomme ha spinto uscendo fuori dal secondo, mettendosi così in un comodo riparo. Il setup non ideale trovato sulla vettura di Max rispetto a quella di Tsunoda — come aveva dimostrato nella qualifica Sprint il 5° posto del giapponese e il 6° dell’olandese —, tanto da lamentare di «sottosterzo davanti che diventava sovrasterzo dietro», è costato insomma punti preziosi che in ottica Mondiale possono costare cari. La sensazione è che stavolta, a meno di improvvise altre squalifiche per la McLaren, il Mondiale sia piuttosto lontano.
La gara Ferrari è il riflesso di questa stagione. Approfittando di essere partito dalle retrovie, Lewis Hamilton ha cambiato l’ala posteriore e l’assetto, raccogliendo dati preziosi in vista di qualifiche e gara. Scattato dalla pin-lane, ha chiuso con un mesto 17° posto. Mesto come la gara di Charles Leclerc (13°), che dopo una delle partenze più brutte della carriera — pattinando al via e perdendo il punto di corda sia in curva 1 sia alla 2 —, superato da Isack Hadjar (9° finale), è scivolato dietro, ingaggiando un paio di duelli con Ollie Bearman (12°) e Liam Lawson (14°), che gli ha riceduto la posizione dopo aver passato fuori pista.
Le parole rivolte dal monegasco al muretto mettono i brividi: «Come facciamo ad aver peggiorato l’auto rispetto a ieri (venerdì, ndr)?», le parole dette via radio al suo ingegnere di pista Bryan Bozzi. E poi: «Dopo la partenza ho pensato di mandare l’auto contro il muro di curva 1». Una gara da incubo per un pilota che, come Hamilton, non vede l’ora che arriva no le vacanze invernali. Hanno chiuso a punti, dunque nei primi otto, Andrea Kimi Antonelli (6°) — quinto al traguardo, prima di prendersi cinque secondi di penalità per track limit dopo la gara e scivolare dietro a Tsunoda — poi Fernando Alonso (7°) e Carlos Sainz (8°). Nella top-10, ma fuori dei punti, Alexander Albon (10°).
