Il Red Hat Summit Connect è l’appuntamento itinerante con cui Red Hat porta sul territorio il proprio ecosistema di tecnologie, partner e clienti, approfondendo le evoluzioni dell’open source in ambito enterprise. Una giornata che unisce keynote, sessioni tecniche e casi concreti per raccontare come sta cambiando l’infrastruttura IT nell’era dell’IA.
La plenaria del Red Hat Summit Connect Roma si apre con il racconto del mercato italiano dell’innovazione. Per Rodolfo FalconeAmministratore Delegato di Red Hat Italia, il segnale più chiaro arriva dalla pubblica amministrazione, che negli ultimi anni ha accelerato più di qualsiasi altro settore, trainata dal PNRR ma ormai dotata di una dinamica autonoma: “Siamo davvero all’avanguardia, siamo davvero avanti. C’è da essere per una volta molto orgogliosi di quello che sta facendo la nostra pubblica amministrazione in Italia”. Il confronto con altri comparti mostra un quadro coerente: industria e banche mantengono volumi elevati, ma è la PA a crescere più rapidamente, diventando terreno fertile per progetti di modernizzazione e adozione cloud.
Da questa traiettoria emerge immediatamente il tema centrale della giornata: l’intelligenza artificiale. Falcone lo definisce un passaggio epocale, “l’ingresso nell’era dell’intelligenza di massa”con più di un miliardo di persone che utilizzano strumenti di IA ogni giorno. Una trasformazione che non riguarda solo la produttività aziendale ma anche le abitudini individuali. Racconta un aneddoto familiare, emblematico della diffusione dell’IA generativa: la moglie utilizza un assistente per creare appunti strutturati a partire da lezioni di enologia registrate, e ha abbandonato del tutto la ricerca su Google. Un esempio semplice, ma che rende immediato l’effetto dell’IA sulla vita quotidiana.

Falcone riporta anche alcuni risultati delle analisi condivise in plenaria: lavorare con strumenti di IA aumenta entusiasmo ed emozioni positive, riduce ansia e frustrazione e permette a un singolo di raggiungere performance simili a quelle di un team. Gli studi citati mostrano inoltre come i gruppi che utilizzano l’IA lavorano più velocemente, con un risparmio di tempo compreso tra il 12 e il 16 percento. Una dinamica che, secondo Falcone, “colma i gap”: di comunicazione, di competenze, di capacità operativa. Un effetto democratizzante che però apre nuove domande sulla qualità dell’output, sul valore dell’esperienza umana e sulla fiducia nelle informazioni: “Dobbiamo trovare una disciplina per l’IA”, spiega, osservando come l’abbondanza di contenuti generati possa alterare la percezione di cosa è autentico e cosa non lo è.
Oltre alle considerazioni di Falcone, nel video inserito all’interno di questo articolo si ritrovano gli spunti offerti da tre manager di Red Hat: Udo Urbantschitsch, Massimo Ferrari e Natale Vinto.
Open hybrid cloud e IA: continuità tra due epoche tecnologiche
Udo UrbantschitschVice President GEO Technology Sales di Red Hat, porta il discorso su un piano architetturale. La domanda che oggi domina i vertici delle aziende globali riguarda la transizione tra due epoche: “Molti leader si chiedono come passare dall’era del cloud a quella dell’IA“. La risposta, secondo Urbantschitsch, non è eliminare ciò che c’è stato finora, ma costruire una convivenza tra approcci, strumenti e modelli operativi. È il concetto che guida l’evoluzione dell’open hybrid cloud: libertà di scelta del luogo di esecuzione, coerenza operativa, capacità di innovazione continua e collaborazione tra team.
Durante l’intervista concessa a Edge9, Urbantschitsch sintetizza così il modo in cui Red Hat sta integrando l’IA: “Vogliamo usare l’IA nelle due direzioni. La prima è rendere più semplici gli strumenti e le piattaforme, alleggerendo le curve di apprendimento. La seconda è abilitare l’IA come carico di lavoro sulla nostra piattaforma”. È un approccio che ricalca quanto fatto anni fa nel modern app development, quando Red Hat aveva introdotto un set di scelte tecniche guidate per aiutare le aziende a orientarsi nella complessità dei framework open source. L’obiettivo è applicare la stessa logica all’IA enterprise, proponendo un modello che garantisce coerenza, scalabilità e operatività autonoma.

Il messaggio prosegue nel solco tracciato in plenaria: l’IA non è un sistema isolato ma un livello integrato dell’infrastruttura hybrid cloud, in continuità con Linux, con OpenShift e con l’automazione.
Sovranità digitale: il nuovo supporto europeo
Il punto più rilevante della keynote di Urbantschitsch è l’annuncio del nuovo “Sostegno sovrano confermato”un servizio pensato per rispondere alla crescente domanda di controllo, trasparenza e localizzazione dei dati. La sovranità digitale non è un tema nuovo, ma sta diventando — come ha spiegato sul palco — una priorità assoluta in ogni incontro con i clienti.
Il servizio presenta un modello di supporto completamente europeo: ingegneri e tecnici basati nei Paesi dell’Unionecon autorizzazioni di sicurezza specifiche e un vincolo di localizzazione dei dati di supporto all’interno della regione. Nell’intervista, Urbantschitsch chiarisce: “Questa è un’evoluzione naturale. Lo facciamo da anni in altre aree del mondo. Ora lo rendiamo disponibile anche all’interno dell’Unione Europea”. Un’estensione della strategia open source, che considera la trasparenza del codice, la possibilità di sottoporre a verifica il software e l’assenza di lock-in come componenti fondamentali della sovranità digitale.
La visione di Red Hat diverge nettamente da quella di chi propone approcci più restrittivi: non significa riportare tutto on-premise, né limitare il multicloud. “La sovranità non significa che i dati devono stare ovunque localmente. Dipende dalle esigenze del cliente”sottolinea Urbantschitsch, evidenziando come la collaborazione con gli hyperscaler resti centrale. Le partnership annunciate con AWS, Google Cloud e Microsoft si allargano anche a IBM e Oracle, rispecchiando un’architettura sempre più aperta e interoperabile.
Automazione intelligente e agenti software: la prospettiva di Ansible e delle community open source
Il pomeriggio del Summit Connect è dedicato all’approfondimento delle tecnologie. Nel dialogo con Edge9, MassimoFerrariresponsabile di Ansible Automation Platform, chiarisce la natura della piattaforma: “Ansible è una Enterprise Automation Platform: un framework che permette di codificare il modo in cui faccio operazioni sulla mia infrastruttura, eseguendo in maniera scalabile, consistente e verificabile”.

L’automazione non è più un complemento, ma la base che sostiene i carichi di lavoro mission-critical. L’arrivo dell’IA la trasforma ulteriormente. Ferrari descrive tre direttrici: automazione predittiva, grazie ai modelli di osservabilità; integrazione della IA generativa, che porta capacità analitiche avanzate ma richiede un layer deterministico per l’esecuzione; e infusione dell’IA direttamente nella piattaforma, con copilot, assistenti e integrazioni verso modelli esterni. “Noi portiamo la parte deterministica, la IA generativa porta la parte non deterministica”sintetizza.
Il tema degli agenti software apre la riflessione sul futuro. Ferrari usa una metafora efficace: orchestrare agenti di IA richiede logiche simili alla gestione del traffico urbano. “Se devo gestire molti agenti, è come progettare una città. Decido le strade, i punti in cui passare, ea volte dove fermarsi a riflettere”. Una visione che anticipa una fase di ricerca attiva, sia nell’industria sia dentro Red Hat, con ulteriori dettagli attesi nei prossimi mesi.
Contro Natale VintoDirettore Developer Advocacy, lo sguardo si allarga al contesto open source. La community è in forte fermento, con milioni di progetti e una nuova generazione di modelli open source e open-weight. “Il trend ora sono i modelli di intelligenza artificiale open source”, spiega Vinto, che sottolinea però l’importanza di osservare le licenze e la trasparenza dei dati di addestramento: “Non tutti i modelli open source lo sono davvero. I pesi possono essere aperti, ma la sorgente dei dati non sempre. “”.

L’evoluzione dei framework metodologici, da DevOps a GitOps fino ad AIOps, segue questa trasformazione. L’IA cambia radicalmente il modo in cui si sviluppa, si distribuisce e si governa il software. Come ha spiegato Vinto, nelle community e nei consorzi open source stanno già emergendo manifesti e linee guida aggiornate, pensate per aiutare sviluppatori e aziende ad adattarsi ai nuovi flussi introdotti dall’IA. Guardando all’anno prossimo, Vinto si aspetta un passaggio alla produzione: “Ci sarà la messa in produzione di agenti software… con framework di orchestrazione più maturi e una nuova confidenza nell’utilizzo di questi strumenti”.
Il percorso che frequenta aziende e pubbliche amministrazioni
Il Cappello Rosso Summit Connect restituisce l’immagine di un ecosistema in transizionein cui l’IA smette di essere solo applicazione e diventa un livello dell’infrastruttura, l’open hybrid cloud si amplia per accogliere carichi di lavoro sempre più eterogenei e l’automazione assume il ruolo di motore della scalabilità. In questo scenario, la sovranità digitale fissa il perimetro entro cui si muove l’Europa, mentre le community open source accelerano l’evoluzione di modelli e framework destinati a ridisegnare processi e piattaforme.
Le aziende italiane — pubbliche e private — si trovano in un momento decisivo. Le tecnologie ci sono, il mercato le richiede e l’IA sta ridefinendo il modo in cui si progettano processi, dati e applicazioni. Il percorso non sarà lineare, ma come ricordato da Urbantschitsch, c’è un punto fermo: “Nessuno può farcela da solo”. La forza dell’open source e della collaborazione sarà la chiave per attraversare questa nuova fase dell’IA enterprise.
