I prezzi del petrolio sono di nuovo in impennata dopo che il discorso pronunciato nella notte dal presidente Donald Trump ha sollevato interrogativi su come e quando potrebbe concludersi la guerra in Iran. I contratti sul West Texas Intermediate salgono di più dell’9% a 109 dollari al barile mentre i futures sul greggio Brent sono in crescita dell’8% a 108 dollari. In rosso tutte le principali piazze europee con i futures Usa che indicano un’apertura in forte regresso.


L’andamento fa seguito ai messaggi contrastanti di Trump sul futuro del conflitto in Medio Oriente. Il Presidente Usa ha parlato di una operazione militare degli Stati Uniti “molto vicina” alla conclusione affermando allo stesso tempo che il piano è quello di “portare a termine il lavoro” e colpire l’Iran “con estrema durezza” per riportare il Paese “all’età della pietra”.
Esmaeil Baghaei, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, ha affermato che la Repubblica Islamica “non tollererà questo circolo vizioso fatto di guerra, negoziati e cessate il fuoco”. Teheran ha ripetutamente smentito le affermazioni di Trump secondo cui avrebbe chiesto a Washington di cessare il fuoco. I ministri degli Esteri di diversi paesi, esclusi gli Stati Uniti, si riuniranno nel corso della giornata in videoconferenza per discutere soluzioni “diplomatiche e politiche praticabili” volte a riaprire la rotta commerciale.
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REDAZIONE ECONOMIA


La soluzione diplomatica resta un faro a cui guardano i mercati in queste ora anche se i dubbi crescono e l’ultimo discorso di Trump li ha alimentati. Non solista. Secondo gli analisti, l’annuncio di Trump secondo cui gli Stati Uniti intensificheranno gli attacchi nelle prossime settimane si rischia di causare ulteriori danni alle infrastrutture energetiche. Se a ciò si aggiungono una riapertura più lenta dello Stretto di Hormuz e il calore delle forniture, i prezzi del petrolio potrebbero registrare un ulteriore aumento.
«L’incertezza affossa i mercati e, tra i messaggi contraddittori di Trump, le affermazioni contestate da entrambe le parti e la mancanza di chiarezza su un piano in grado di fornire una risoluzione al conflitto, in questo momento stanno soffrendo per le tante dichiarazioni contraddittorie» dice Gianluca Verzelli, responsabile Large Private e Wealth Management di Banca Patrimoni Sella. Per l’esperto, le piazze finanziarie “restano improntate a volatilità e nervosismo ma la reazione degli investitori appare complessivamente più matura rispetto al passato”. «Non si sono viste scene di panico e questo è un primo elemento significativo – dice Verzelli -. Allo stesso tempo, il fatto che hanno corretto contemporaneamente diverse asset classobbligazioni, azioni e oro, evidenzia un atteggiamento prudente e diffuso».
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La discesa trasversale riflette un approccio più cauto. «Gli investitori non sembrano seguire il flusso delle notizie in modo impulsivo ma si muovono tenendo conto delle esperienze precedenti – sottolinea Verzelli -. La memoria delle crisi passate gioca un ruolo importante. In molti casi, dopo fasi di turbolenza della durata di sei-otto mesi, i mercati hanno mostrato capacità di recupero. Tuttavia, l’attuale contesto presenta caratteristiche peculiari, perché non è riconducibile a un singolo evento ma a una combinazione di fattori geopolitici e macroeconomici».
Cosa succederà adesso? «La volatilità è destinata a rimanere elevata finché non emergeranno segnali più chiari – afferma Verzelli -. Un possibile elemento di stabilizzazione potrebbe arrivare da un rientro delle quote del petrolio e dalla conferma della continuità dei flussi attraverso Hormuz. Da questi fattori dipenderanno non solo le dinamiche dei mercati finanziari ma anche gli effetti più ampi sull’economia reale».
Lo sguardo è rivolto alle prossime mosse. «Finora non si sono verificati eventi di rottura più estremi, come attacchi diretti a obiettivi strategici sensibili o operazioni terrestri su larga scala – dice Gian Marco Salcioli, Strategist Assiom Forex -. Questo spiega perché i mercati correggano ma senza arrivare a una vera capitolazione. Uno scenario che potrebbe cambiare rapidamente nel caso in cui venissero superate queste soglie».
Il sistema si trova dunque davanti a un bivio. Secondo l’esperto, «in uno scenario, la situazione resta gestibile ei mercati continuano a muoversi in equilibrio precario. Nell’altro, un’escalation più marcata potrebbe innescare effetti ben più profondi, con il rischio di interruzioni nelle catene produttive e, nei casi più estremi, di razionamenti legati alle forniture energetiche e industriali».
