Verdone e le lezioni d’amore nel suo nuovo film: “La tecnologia cambia le relazioni”

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«Viviamo in un mondo di mitomani e megalomani, confessare le nostre fragilità è una prova di coraggio ea me piace raccontare questo senso diffuso di inadeguatezza». Il ritorno al cinema di Carlo Verdone, dopo la lunga e fortunata stagione seriale, ha il sapore «melancomico» che ha sempre caratterizzato il suo modo di essere regista, ma, stavolta, la sensazione è che certi languori affettuosi nei confronti degli esseri umani siano accentuati: «Nei miei film c’è sempre stato quel lato malinconico, non è un bollino di garanzia, la verità è che la mia anima mi spinge a raccontare storie come questa, piena di tenerezza e sensibilità».

Il titolo Scuola di seduzione (dal primo aprile in esclusiva su Paramount+) rimanderebbe a intrecci più carnali e invece le pratiche seduttive di cui l’insegnante Ortensia (interpretata dalla mattatrice di Emilia Perez Karla Sofia Gascòn), è massima esperta, riguardano leggeri spostamenti del cuore, complessi difficili da superare, ferite che fanno fatica a rimarginarsi: «Non riesco a immaginare – spiega Verdone – una commedia che non parta dalla realtà che stiamo vivendo. Oggi, forse più che in altri momenti, i sentimenti sembrano confusi e disorientati: tutto corre veloce, dalle relazioni ai desiderie il contatto umano rischia spesso di perdersi dietro agli schermi attraverso cui filtriamo il nostro sguardo. Raccontare questa confusione è stata la sfida più stimolante del film». Gli uomini, soprattutto, continua l’autore, sono, in questo momento, quelli che avvertono certi disagi con maggiore intensità: «I maschi di oggi si sentono terribilmente inadeguati, i femminicidi, purtroppo, rappresentano la forma esasperata di un’estrema debolezza».

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L’idea del film, scritta con Pasquale Plastino e Luca Mastrogiovanni, nasce, aggiunge Verdone, «dalla riflessione su come lai tecnologia sta cambiando profondamente il modo in cui viviamo le emozioni e le relazioni. È un processo irreversibile e che non dà tregua. Siamo travolti da una rivoluzione dietro l’altra. Neppure il tempo di abituarsi al boom dei social media che ecco l’avvento dirompente dell’intelligenza artificiale. Armi a doppio taglio, che possono essere utili ma estremamente pericolosi e senza dubbio, impattano e modificano il nostro modo di percepire gli altri e di rapportarci a loro». In questo contesto, sostiene Verdone, «si è diffusa una vera e propria “ignoranza sentimentale”: i giovani vivono relazioni fugaci e “usa e getta”, mentre gli adulti spesso faticano a comunicare oa mantenere legami duraturi. Da questa osservazione abbiamo immaginato una “scuola” non come luogo dove imparare trucchi e tecniche superficiali, ma come un vero laboratorio umano: qui i personaggi si confrontano con le proprie paure, le fragilità e la solitudine che spesso accompagna i rapporti tra le persone. La seduzione diventa così un pretesto: attraverso lezioni, esercizi e situazioni paradossali, il film racconta insicurezze, tic, paturnie e contraddizioni, mostrando che dietro ogni comportamento c’è un bisogno profondo di essere compresi e amati. Così, nel film, la nostra Scuola di seduzione diventa più che altro un luogo di rieducazione sentimentale».

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La scelta di Karla Sofia Gascòn, istruttrice di meccaniche amorose anch’essa non indenne da ripensamenti e incertezze, si deve al produttore Aurelio De Laurentiis: «Avevo lavorato – racconta – con il padre di Jacques Audiard, mai con lui. Poi, l’anno scorso, ho visto Emilia Perez e sono stato conquistato, l’ho rivisto tre volte obbligando i miei familiari a guardarlo. IOn estate, durante una vacanza a Ischia, ho saputo da Pascal Vicedomini che Karla Sofia era tra i suoi ospiti, l’ho conosciuto, mi ha affascinato». Per Gascòn, dopo i premi, le candidature all’Oscar (poi sfumate nel nulla a causa di vecchi e improvvidi tweet tornati alla luce a poche settimane dalla notte delle stelle), l’incontro con il produttore e poi con Verdone è un altro passo in un cammino artistico che non conosce soste: «Mi piace fare cose diverse, entrare nella pelle di altre persone, l’Italia è la mia casa, negli Anni ’90 ho lavorato alla Rai ea Canale 5, tornare qui mi fa sempre piacere, per la lingua bellissima, per la pizza, per la pasta… Con i film di De Laurentiis sono cresciuto, e poi ogni film è sempre una nuova avventura, prima di questo ho girato un western, una cosa totalmente diversa».

Commedia corale, con volti amati e molti giovani (da Lino Guanciale a Vittoria Puccini, da Euridice Axen a Romano Reggiani, da Beatrice Arnera a Elisa Di Eusanio) Scuola di seduzione precede il prossimo film di Verdone, quello con cui tornerà in sala: «Sto già lavorando al soggetto – annuncia l’autore -. Rispetto a 15 anni fa la gente va meno nelle sale, credo che esista un problema di scrittura, perché ogni tanto vedo in giro un po’ di sciatteria. Forse c’è anche bisogno di un cambio generazionale». Sulla situazione del cinema in Italia Aurelio De Laurentiis ha idee chiarissime e, com’è nel suo stile, ne parla senza peli sulla lingua: «Un po’ di scuola dovrebbe farla il Ministro Giuli, che dispone di 650 milioni l’anno per il settore e non sa come suddividerli in base a competenze differenziate, se non sai farlo è meglio non fare il ministro». De Laurentiis propone una diversa gestione dei fondi, con una parte considerevole da attribuire dopo l’uscita dei film, in base al gradimento che hanno ricevuto e, per parlare di tutto questo, auspica che il Ministro decida di incontrare gli operatori dell’audiovisivo: «Perché non vieni a confrontarti con noi? Non bisogna far far produrre i film ai macellai, con tutto il rispetto per i macellai, non si capisce perché a quelle dieci persone che sanno fare questo lavoro, non viene mai richiesto nessun tipo di collaborazione».

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