Jindal conferma l’impegno per l’acquisizione dell’ex Ilva – Notizie

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Il gruppo Jindal conferma il proprio interesse per l’acquisizione dell’Ex Ilva di Taranto, sia per l’area a freddo sia per l’area a caldo, prevedendo anche la realizzazione di un nuovo forno carbon free. Lo comunica il gruppo in una nota diffusa dal suo advisor legale Chiomenti, sottolineando che l’impegno è subordinato alla definizione dei relativi accordi.

L’altro articolo del decreto approvato oggi dal Cdm, “che era stato concepito prima della sentenza di Milano, prevede ulteriori 100 milioni a favore dell’amministrazione straordinaria di Ilva per completare il percorso di cessione delle attività da circoscrivere alle attività a freddo che erano in fase di avanzata definizione e che adesso dovranno essere aggiornate in base alla sentenza che è intervenuta”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in conferenza stampa dopo il Cdm.

“Per quanto riguarda l’Ilva, le sentenze sono sentenze, valgono per tutti e la sentenza mi sembra assolutamente chiara con l’ordine della chiusura dell’area a caldo, è questo è un fatto su cui stiamo ragionando, domani c’è un incontro con i sindacati, ma questo è un fatto che stravolge – se vogliamo dirla tutta – una fase di cessione che era abbastanza avanzata direi prossima alla definizione con la controparte e che in questo momento cambia completamente le condizioni della vicenda”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti commentando in conferenza stampa dopo il cdm la sentenza di Milano.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, “ha convocato d’urgenza una riunione a Palazzo Chigi a seguito del decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la sospensione dell’attività produttiva nell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, che comporterà di fatto la chiusura entro 90 giorni.
Si tratta degli impianti essenziali alla capacità produttiva dello stabilimento, nei quali è impiegata la maggior parte dei lavoratori di Acciaierie d’Italia”. Lo riferisce una nota di Palazzo Chigi spiegando che “il Governo prende atto del provvedimento della Corte di Appello di Milano, che interviene alla vigilia del tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali previste per domani e che, alla luce di tale decisione, rende tale confronto ancora più necessario”.
“Nonostante i nuovi sviluppi – viene spiegato -, il Consiglio dei ministri, convocato per questo pomeriggio, confermerà lo stanziamento di un’ulteriore tranche del prestito necessaria ad assicurare la continuità operativa dell’azienda in attesa del perfezionamento della cessione con riferimento all’area a freddo”.

Stop all’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto entro 90 giorni. Lo ha stabilito la Sezione specializzata in materia di Impresa della Corte d’appello di Milano, accogliendo il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini contro Ilva in As e Acciaierie d’Italia in As. I giudici hanno disposto la sospensione delle attività siderurgiche a caldo, condizionando la ripartenza alla completa bonifica dell’amianto e alla riduzione delle emissioni sottili. Il verdetto ribalta la decisione del Tribunale, rilevando la persistenza del pericolo per la salute pubblicato legato al “progressivo ammaloramento dello stabilimento”.

Disapplicata parzialmente anche l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) 2025, giudicata priva di adeguata tutela sulle polveri PM10 e PM2,5 nello scenario produttivo a 6 milioni di tonnellate annue.

Respinta invece la richiesta dei residenti relativa al taglio dei gas a effetto serra. La sospensione resta comunque vincolante per l’attività produttiva. Nel testo del provvedimento, il collegio chiarisce che “l’accoglimento delle domande dei cittadini, nei termini indicati, impone tout court la sospensione dell’attività nell’area a caldo dello stabilimento”. La riapertura degli impianti sarà consentita solo dopo la rimozione integrale dell’amianto e il rientro delle polveri nei parametri di sicurezza.

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