L’avevamo lasciato a Istanbul, Spalletti, scorato e perplesso. «Dobbiamo cambiare completamente il registro, bisogna assumersi delle responsabilità perché altrimenti è inutile dire tante parole se poi non ci sono i fatti. Abbiamo fatto tre passi indietro». E lo ritroviamo, Spalletti, alla vigilia di Juventus-Como, deciso a capire se quei passi indietro possono rivelarsi funzionali ad una ricorsa per un bel balzo in avanti oppure siano l’inizio di una ritirata vera e propria. Detto con parole sue: «Questo dolore lo dobbiamo usare come un elastico che ti carica e ti rispinge verso la prossima partita». Anche perché c’è il Como, sabato 21 febbraio, ma a seguire ci sono Galatasaray e Roma. «Sì, abbiamo la percezione che i prossimi 8 giorni potranno indirizzare in maniera importante la stagione».


La lezione
Il 5-2 subito a Istanbul deve assolutamente avere insegnato due cose al gruppo. Numero uno: «Dobbiamo smettere di finire le partite in 10 contro 11». Numero dovuto: «Dobbiamo rimanere sempre con la testa lucida che ti permette di ragionaredobbiamo capire che a volte bisogna correre di più, a volte bisogna premere di più, a volte bisogna ragionare meglio senza farci tirare dentro al caos».
Il caso
Crollo Juve, il tradimento dei leader nella notte folle di Istanbul. Il 5-2 è da allarme rosso


Emergenza
Detto dei complimenti al Como ea Fabregas («Ero andato a studiare i suoi allenamenti, quando ero ct»), Spalletti guarda alla sua Juventus. E fa la conta. «David convocato: non ha la sicurezza di poter giocare tutta la partita e vedremo se metterlo all’inizio oppure dopo. Bremer invece non ci sarà. McKennie e Locatelli non rifiatano mai? Beh, Locatelli sembra non sentire la stanchezza e McKennie, beh: la vedo dura farne a meno visto che siamo corti di terzini destri. Non ne abbiamo altri». Ancora fiducia a Di Gregorio, mentre per Openda arriva una sorta di bocciatura urbi et orbi: «Titolare o riserva cambia poco, abbiamo valutato male delle cose».


Contratto, si può fare
Una timida apertura arriva in merito al rinnovo del contratto. «Io penso che sia il contrario, ma se davvero il mio rinnovo del contratto in tempi rapidi fosse la soluzione, se ci fosse questa necessità… Allora questa cosa la si mette a posto: io cerco un campo da calcio con un pallone e ragazzi da allenare, possibilmente intelligenti».
