L’Iran sta adottando la strategia del caos anche nei cyber attacchi

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La guerra tra l’IranIsraele e Stati Uniti si sta combattendo non solo nei cieli del Medio Oriente, ma anche – e insistentemente – in un secondo campo di battaglia, il ciberspaziopiĂą o meno con le stesse modalitĂ , ovvero adottando la strategia del caos. A fare luce sulla questione è Maticmind, societĂ  italiana di Zenita Group impegnata nella sicurezza informatica, che nel suo ultimo report ha evidenziato una crescente attivitĂ  cybercriminale da parte dell’Iran: piĂą di 600 rivendicazioni di attacco in soli 7 giorni – con un “il picco operativo ha superato le cinquanta rivendicazioni giornaliere” – un’opera di 47 diversi attori criminali, che hanno attaccato obiettivi sensibili in 11 diversi paesi del mondo – la societĂ  segnala anche il data center di Amazon Web Services negli Emirati Arabi Uniti, colpito da droni iraniani all’inizio del mese.

Tra questi, Israele e Stati Uniti risultano essere i più colpiti dai cyberattacchi iraniani, seguiti da Arabia Saudita, Giordania e Kuwait. Nel mirino dei criminali, però, sembrano esserci anche il Canada, “in ragione del supporto politico espresso verso Usa e Israele“e”altri paesi NATO ed europei con posizioni pubbliche allineate”.

La strategia iraniana “Jang-e-Ashub”

“Jang-e-Ashub”, Guerra e caos: questa la logica strategica che tiene alle attivitĂ  cybercriminali iranianeche non sono viste da Teheran come un’arma per vincere la guerra, quanto piuttosto come uno strumento di pressione psicologica e leva negoziale. Tutto ha inizio con una serie di “operazioni come attacchi wiper contro target israeliani o sauditi“, che servono a dimostrare la capacitĂ  di reazione dell’Iran, senza ricorrere a un’azione militare vera e propria. A queste seguono una serie di azioni mirate a creare una vera e propria pressione psicologica agli avversari, gonfiando la minaccia di un’azione imminente da parte dell’Iran.

Infine, per chiudere la strategia, i criminali cercano di infiltrarsi nei sistemi informatici dei paesi colpitial fine di assicurarsi “accessi persistenti e dormienti che costituiscono una capacitĂ  di coercizione latenteIn questo modo, tentano di portare gli avversari al tavolo delle trattative, minacciandoli direttamente dall’interno.Per le organizzazioni europee, il messaggio è chiaro: – scrive Maticmind – il rischio primario non è il blackout immediato, ma lo spionaggio persistente (APT34, MuddyWater) e l’esposizione indiretta della supply chain cloud”.

Obiettivo: spionaggio digitale

Per quanto possa fare rumore, ora l’attivitĂ  cybercriminale iraniana sembra avere un unico obiettivo: raccogliere informazioni strategiche. In piĂą di un’occasione è stato notato che i gruppi criminali vicini a Teheran – come APT34, MuddyWater o Charming Kitt – hanno portato avanti operazioni persistenti all’interno di reti governative, energetiche e militari in numerosi Paesi del Medio Oriente, mantenendo l’accesso alle infrastrutture compromesse per mesi o annicon l’obiettivo di acquisire dati sensibili su capacitĂ  militari, negoziati diplomatici o asset tecnologici strategici. “La Repubblica Islamica sembra privilegiare un approccio graduale, fatto di accessi silenziosi, raccolta di informazioni e costruzione di leve di pressione da utilizzare quando il contesto politico o militare lo richiede – sottolinea Maticmind -. In questo senso, il cyber iraniano appare meno come una ‘super-arma’ capace di produrre effetti spettacolari e piĂą come uno strumento di influenza strategica”.

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