Dopo il caso di Los Angeles che ha fatto scuola, è italiana la prima class action europea contro Meta e TikTok per la tutela dei minori

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“Non si vogliono mortificare le positività dei social”ha precisato l’avvocato Stefano Commodocoordinatore dello studio legale Ambrosio & Commodo di Torino, in una conferenza stampa organizzata pochi giorni prima dell’udienza “ma eliminare gli aspetti tecnologici e di marketing che li rendono dannosi per gli utenti più fragili, dato ormai pacifico nella letteratura scientifica”. Proprio in quell’evento, era stato presentato il parere scientifico allegato al ricorso, firmato da psichiatri e neuroscienziati e coordinatore dal professore Tonino Cantelmidirettore della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia cognitivo-interpersonale. Il documento prende di petto le tesi difensive delle piattaforme. Il meccanismo centrale contestato è quello del rinforzo variabile: mi piace, notifiche e messaggi arrivano in modo imprevedibile e intermittente, producendo un comportamento compulsivo di controllo delle app paragonabile a quello indotto dalle slot machine. Secondo il parere degli esperti, questo sistema è progettato deliberatamente per massimizzare il coinvolgimento degli utenti.

Il problema è accentuato dall’età dei soggetti coinvolti. Durante l’adolescenzaio circuiti dopaminergici – quelli della ricompensa, della motivazione, del piacere – sono ancora in fase di maturazione e particolarmente sensibile alle perturbazioni ambientali. La corteccia prefrontaleche governa il controllo degli impulsi, raggiunge la maturazione completa intorno ai 25 anni. Uno studio pubblicato su JAMA Pediatria ha monitorato 169 adolescenti per tre anni, documentando come l’uso abituale di Facebook, Instagram e Snapchat sia associato ad alterazioni nelle regioni cerebrali legato alla ricompensa sociale, alla salienza affettiva e al controllo cognitivo.

Il limite del controllo parentale

Il parere affronta anche la questione degli strumenti di controllo parentalespesso invocati dalle piattaforme come misura sufficiente di tutela. Secondo gli esperti, questi strumenti possono incidere sulla durata dell’esposizione e bloccare contenuti esplicitamente vietati, ma non interferiscono con i meccanismi di rinforzo intermittente alla base della dipendenzané con i contenuti implicitamente dannosi veicolati dagli algoritmi di raccomandazione. “I sistemi di raccomandazione amplificano e normalizzano ideologie dannose, aumentando l’esposizione degli utenti a contenuti radicali in dosi progressivamente maggiori”si legge nel documento.
Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenzaha sintetizzato la portata della questione: Il tema dei minori e del digitalein tutte le sue declinazioni, dovrebbe essere considerato in primissimo pianoforte nell’agenda internazionale”.

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