La mafia libica a processo all’Aja

Date:

La Corte Penale Internazionale, per la prima volta, ha la possibilità di processare la mafia libica. Sono iniziate ieri le udienze per la convalida delle accuse contro El Hishri, noto anche come Al Buti, figura di vertice della mafia libica, della stessa milizia di Almasri e uno dei responsabili della prigione femminile di Mitiga. Tra i 17 capi di imputazione vi sono torture, trattamenti inumani, omicidio, riduzione in schiavitù e stupro.

I recenti rapporti delle Nazioni Unite hanno evidenziato come questi crimini costituiscano parte integrante di un sistema complesso che comprende il traffico di esseri umani, droga e petrolio. È un sistema che si regge anche sui respingimenti finanziati dall’Italia e dall’Unione europea, i quali hanno contribuito, negli anni, a rafforzare e legittimare gruppi armati responsabili di gravissime violazioni dei diritti umani.

In questi anni i sopravvissuti alle violenze atroci commesse dalle milizie libiche hanno avuto il coraggio di denunciare, sostenuto da attori della società civile libica e da organismi internazionali. Contemporaneamente le inchieste di giornalisti come Nello Scavo, Francesca Mannocchi, Nancy Porsia e Sergio Scandura portavano alla luce il sistema di potere della mafia libica e le sue connivenze internazionali. Un momento di svolta è stata poi la nascita di Refugees in Libya, con cui i migranti stessi si sono organizzati in movimento popolare e hanno iniziato a sfidare il dominio della mafia libica, lottando insieme alla società civile internazionale.

Quando, nel gennaio 2025, il generale Almasri, su cui pendeva un mandato di cattura della Corte penale internazionale, dopo essere stato fermato in Italia è stato riportato in Libia con volo di Statosembrava la fine della speranza che la giustizia, il diritto internazionale e la tutela delle vittime fossero reali. Il successivo arresto di El Hishri in Germania, nel giugno 2025, e la sua consegna al Cpi nel dicembre dello stesso anno hanno invece riaperto la prospettiva di giustizia.

Per questo motivo in questi giorni mentre si svolgono le udienze si è riunita all’Aja una rappresentanza di tutta la società civile internazionale che conduce questa lotta per la giustizia.

Nella prima giornata di convalida delle accuse numerose sono state le testimonianze, dalle quali emergono come le violenze perpetrate sui corpi mirino ad annientare la dignità e l’identità personale, fino alla completa riduzione della persona a oggetto di dominio, di piacere e di scambio. Alcune donne sono rimaste incinte dei propri stupratori, sotto gli occhi dei propri figli costretti a guardare, e successivamente sono state costrette ad abortire. Alcuni detenuti sono stati usati per dominare e controllare gli altri prigionieri. Tra gli strumenti di tortura segnalati figurano l’elettroshock ai genitali e la gambizzazione. Si confermano così le denunce formulate in questi anni sugli “orrori indicibili” che avvengono nei lager libici.

Nel corso della giornata, in mezzo a questi orrori, è emersa più volte la parola “speranza”. Anni fa sembrava impossibile che la giustizia internazionale potesse processare uno dei principali responsabili di questo sistema criminale. Questo processo dimostra che la giustizia può avanzare quando le vittime trovano il coraggio di denunciare, quando gli oppressi si organizzano dal basso, quando il giornalismo indipendente fa luce sulle responsabilità e quando le istituzioni scelgono di applicare il diritto internazionale anziché subordinarlo agli interessi politici del momento.

Tutto questo, quindi, indica che, quando le realtà sociali si organizzano in nome della dignità della persona e costruiscono giustizia a partire dal ricordo di chi non è sopravvissuto alle violenze e dalle relazioni con chi ancora soffre, si possono veramente sovvertire i sistemi di dominio. Questo processo può davvero segnare una svolta e confermare che l’organizzazione dal basso e l’impegno di tutta la società per tutelare e promuovere il diritto internazionale ha ancora la possibilità di costruire una giustizia e un mondo nuovo.

Condividi l'articolo:

Popolari

IN EVIDENZA
Related