Un farmaco al ramedenominatore Cu(Atsm), potrebbe diventare un promettente alleato nella lotta contro la malattia di Alzheimer. A suggerirlo, in un recente studio pubblicato su Acs Neuroscienze Chimichesono stati i ricercatori della Monash University, in Australia, secondo cui appunto questo composto a base di rame è stato in grado, per ora solo in esperimenti di laboratorio, di ripristinare i meccanismi con cui il cervello riesce a eliminare le sostanze di scarto, riducendo di conseguenza le proteine tossiche associarsi alla malattia di Alzheimer e migliorare la memoria.
L’Alzheimer e il cervello
La malattia di Alzheimerricordiamo brevemente, è caratterizzato dall’accumulo di beta-amiloide, proteina che forma placche tossiche associato appunto al declino cognitivo. In particolare, se in condizioni normali il cervello riesce ad eliminare parte di queste sostanze nel flusso sanguigno attraverso la barriera ematoencefalicanell’Alzheimer, invece, alcuni sistemi di trasporto che svolgono questo compito, come per esempio le glicoproteina P (P-gp)si indeboliscono in modo significativo con il progredire della malattia, diventando meno efficienti e favorendo così l’accumulo di beta-amiloide nei tessuti cerebrali.
Risultati promettenti
Nel nuovo studio, i ricercatori hanno condotto alcuni esperimenti con il farmaco al rame, dimostrando che il trattamento è in grado di ripristinare parzialmente il funzionamento delle glicoproteine P, favorendo così la rimozione della beta-amiloide accumulata. I risultati, infatti, mostrano che il composto ha aumentato del 24,1% l’abbondanza delle proteine P-gp nella barriera ematoencefalica. “Questo è il primo studio a dimostrare che il Cu(Atsm) può aumentare del 24,1% l’abbondanza delle pompe P-gp in un modello di Alzheimercollegando di fatto la riparazione della barriera emato-encefalica a una riduzione delle proteine tossiche ea un miglioramento della funzione cognitiva“ha commentato l’autore principale Jae Pyun. “Migliorando il funzionamento di questi sistemi, il cervello può finalmente eliminarli sostanze di scarto accumulare”. In particolare, nell’arco di 56 giorni, il trattamento ha ridotto del 42% i livelli di beta-amiloide e migliorati di quasi il 44% le prestazioni nei test di apprendimento spaziale, suggerendo quindi che la rilasciata delle proteine tossiche può avere effetti positivi concreti sulle funzioni cognitive.
Il farmaco al rame
Il farmaco al rame non è un composto del tutto nuovo, ma è già stato studiato in sperimentazioni cliniche per altre malattie neurodegenerative. Abbiamo quindi già a disposizione dati preliminari sulla sua sicurezza e ciò potrebbe accelerare il percorso di eventuali clinico di prova sulla malattia di Alzheimer. “Il Cu(Atsm) è un composto del rame con proprietà antinfiammatorie e neuroprotettive che è già arrivato alla fase di sperimentazione clinica per patologie come la malattia di Parkinson e la Sla“ha commentato il coautore Joseph Nicolazzo. “Dato che la riduzione del carico di amiloide ha dimostrato di migliorare gli esiti funzionali, questi risultati preclinici supportano fortemente la logica di testare questo farmaco nelle fasi iniziali sintomatiche della malattia di Alzheimer.” Nonostante i risultati siano incoraggianti, gli autori invitano alla cautela: il farmaco al rame infatti è stato testato per ora solo in sperimentazioni precliniche e non ha ancora dimostrato quindi la sua efficacia come trattamento nei pazienti.
