Questo tipo di intervento è possibile ovunque, ma in alcuni paesi è particolarmente urgente perché possono valere la vita e la sicurezza di intere popolazioni gravemente colpite da eventi estremi. Caproni lavora prevalentemente in Africa e racconta di agricoltori messi di fronte a una scelta forte: “Continuare a utilizzare varietà locali tradizionali, ma non adeguate al nuovo clima o sostituirle sistematicamente con altre varietà? La genetica può offrire una terza via – spiega Caproni –. Si tratta di un’alternativa alla narrativa del ‘seme magico’che non solo presuppone la sostituzione delle varietà locali, ma rappresenta anche una soluzione difficilmente accettabile per le comunità agricole. Queste varietà, infatti, sono altamente tecnologiche e spesso sviluppate per contesti e utilizzi molto diversi; per questo, quando vengono introdotte in sistemi agricoli di sussistenzanon hanno mai dato risultati soddisfacenti e non potranno farlo in futuro”.
Dna al servizio della biodiversità
Guardando agli orizzonti moderni offerti dalla genetica, la protezione della biodiversità sembra la priorità. Ma non è sempre stato così. Ad ammetterlo è Caproni stesso raccontando i tempi della rivoluzione agricola, quando comandava la logica della massima produttività: “La ‘rivoluzione verde’ nei venti anni successivi alla fine della Seconda guerra mondiale ha contribuito a sfamare centinaia di milioni di persone, ma ha anche contribuito alla sostituzione sistematica di un numero molto elevato e difficilmente stimabile di varietà locali con pochissime varietà uniformi – racconta Caproni –. Abbiamo perso una grandissima porzione di agrobiodiversità, ma le varietà sopravvissute finiscono per essere conservate in banche del germoplasma (dove vengono conservati i semi, ndr)sparse nel mondo: centinaia di migliaia di campioni nei frigoriferi, in attesa”.
In attesa di cosa? Di una svolta scientifica e politica. Prima prevaleva la logica del “se la pianta non si adatta, modifichiamo l’ambiente attorno”, irrigando, drenando, correggendo le condizioni al contorno. Oggi con la crisi climatica, tutto è diventato più imprevedibile e l’approccio vincente è diventato quello di “disegnare una varietà su misura per l’ambiente in cui è utilizzata, comprendendo le modifiche che la natura stessa ha selezionato insieme agli agricoltori altrove per rispondere a simili sfide”.
Il potere dei geni, la saggezza delle regole
Sembrerebbe un approccio “copia e incolla”, ma per farlo nel modo corretto, con successo e senza rischi naturali e sociali i ricercatori studiano da anni tecnologie di evoluzione assistita. Nota vieni Tèsi distinguono dagli ogm perché non viene inserito materiale genetico estraneo, ma si replicano mutazioni già avvenute in natura e si passano tra individui della stessa specie e di specie compatibili. “Nonostante la chiara differenza di approccio, il dibattito resta molto polarizzato. Le radici della diffidenza sono comprensibili: con gli ogml’inserimento del dna poteva avvenire in posizioni non prevedibili del genoma. Oggi, dopo decenni di ricerca, con le Tea non è più così – spiega Caproni –, bisogna lavorare molto sulla comunicazione. Ma il problema più urgente è la regolamentazione”. Non tanto per non “creare mostri” quanto per impedire che si creino disuguaglianze tra ricchi e poveri laddove non ne esiste ragione.
