Quando si parla di dispositivi per il tracciamento tascabili è molto semplice pensare subito agli AirTag Apple ovvero i piccoli dischetti commercializzati da Apple ormai da qualche anno; come avviene spesso, non sono stati i primi sul mercato, ma in breve tempo hanno assunto il ruolo di tracker per antonomasia.
Gli AirTag fanno parte dei tracker che non utilizzare una scheda SIM per la localizzazione energetica, bensì la connessione via bluetooth a basso consumo (uwb o ultra-wideband) indirizzata in questo caso a qualunque altro dispositivo Apple nelle vicinanze, rispettandone ovviamente la privacy. Come vi abbiamo raccontato in occasione della nostra prova, questo sistema ingegnoso fa in modo che a trovare il tracker siano tutti gli iPhone gli iPad oppure i Mac in tutto il mondo che riescono a entrare nelle vicinanze dell’oggetto.
In modo analogo agli AirTag funzionano anche altri tracker prodotti da terze parti ma compatibile con la rete Dov’è di Appleche utilizzano la medesima tecnologia e si appoggiano alla stessa app per consentire di individuare con precisione il proprio bagaglio.
Non solo Apple
Considerando che non tutti amano le mele morsicate, cosa fare se non si dispone nel proprio arsenale tecnologico di un dispositivo Apple? La risposta a questa domanda è semplice e, fortunatamente, permette di muoversi in diverse direzioni con soluzioni in grado di accontentare un’ampia pianura. Oltre ai tracker con sim, a cui sarà dedicato il prossimo paragrafo, in ambito Samsung il Galaxy SmartTag 2 (presente nella nostra carrellata) si dimostra estremamente efficace e si propone come una scelta perfetta per chi vive nell’ecosistema della casa coreana. Nell’ambiente Androide invece, da circa un anno a questa parte è stata attivata la funzionalità Trova il mio dispositivo di Googlecon un funzionamento analogo ai “cugini” di Cupertino e una rete in costante crescita che sta regolarmente migliorando la precisione delle rilevazioni, affiancata da una gamma di tracker di diverse forme che sta invadendo il mercato.
