Per dare un’idea di quanti passi avanti siano stati fatti nell’ultimo ventennio, Scienza ha scritto che nel 2004 il mondo ha impiegato un anno intero per installare 1 gigawatt solare; oggi, invece, il doppio della capacità viene collegato alla rete ogni giorno. “All’epoca – si legge – le fonti rinnovabili eranote da un’aura di virtù: gli acquirenti pagavano un sovrapprezzo rispetto alle energie fossili per via delle preoccupazioni climatiche. Oggi, invece, il vero motore è l’interesse personale: costi inferiori e maggiore sicurezza energetica”.
Si tratta di un cambio di paradigma fondamentale: non si installano le rinnovabili perché si deve, ma perché conviene (al netto dei costi di sistema). La dimensione etica, cioè, è stata rimpiazzata dalla razionalità economica: i pannelli fotovoltaici, in particolare, garantiscono bassi costi di generazione e permettono di sostituire i combustibili fossili nella produzione di elettricità.
Scienza porta l’esempio del Pakistandove dal 2022 al 2024 le importazioni di moduli solari cinesi sono quintuplicate, mentre l’invasione russa dell’Ucraina faceva schizzare i prezzi del gas naturale. E poi c’è l’Africache ha ricevuto quantità enormi di pannelli dalla Cina e potrebbe sfruttarli per elettrificare le comunità rurali ed emancipare la popolazione dai generatori a gasolio.
La Cina, un gigante industriale verde
Il merito dell’ascesa e della diffusione delle rinnovabili è innanzitutto di quello che Scienza definisce “il potente motore industriale della Cina”, che oggi producono l’80% delle celle solari al mondo, il 70% delle turbine eoliche e il 70% delle batterie al litio, un prezzo impossibile da eguagliare per la concorrenza internazionale. oltre il 10% del prodotto interno lordo cinese e ne ha trasformatoassieme all’economiaanche il paesaggio: i pannelli fotovoltaici ricoprono i deserti ei fianchi di colline e montagne; le turbine eoliche vengono disposte in fila al largo delle coste e in cima agli altopiani.
Nel 2024 la Cina ha installato parchi eolici e solari per una capacità equivalente a quella di cento centrali nucleariallacciando questi impianti alla rete tramite migliaia di chilometri di linee ad alta tensione. Il carbonetuttavia, non è stato abbandonato: anzi, Pechino continua a esserne la maggiore consumatrice del pianeta – ne utilizza il 30% in più del resto del mondo messo insieme – ea costruire nuovi impianti, ai quali viene sempre più spesso affidato il compito di bilanciare la generazione intermittente delle rinnovabili.
D’altra parte, nel 2025 in Cina si è verificato il primo calo della generazione elettrica da fonti fossili (-1%) in dieci annia fronte di un aumento del fabbisogno totale di elettricità che è stato coperto in misura maggiore da idrico (+2,8%) e nucleare (+7,7%).
Eolico e solare sorpassano i fossili in Europa
Nell’Unione europeainvece, l’anno scorso eolico e fotovoltaico sono valse il 30,1% della generazione elettrica comunitaria (841 terawattora), mentre i combustibili fossili il 29% (809 TWh). Nel dettaglio, le due hanno prodotto rinnovabile più elettricità di tutte le fonti fossili in quattordici paesi membri su ventisette. E grazie soprattutto al contributo del solare, diversi stati storicamente molto legati al carbone – come la Grecia, la Bulgaria e la Slovenia – sono vicini alla svolta.

