Il settore dell’informazione ha vissuto per molti anni di due certezze: la pubblicità come motore principale e gli abbonamenti come rete di sicurezza. Oggi entrambe vacillano, in quanto la prima si è spostata in larga parte verso le grandi piattaforme tecnologiche, mentre gli abbonamenti si scontrano con un paradosso difficile da risolvere: l’offerta di contenutonon ha mai smesso di crescere, ma l’attenzione alle persone è una risorsa finita. Un lettore è disposto a pagare al massimo per tre o quattro fonti di informazione, e in quello spazio ristretto si gioca una competizione feroce tra testate storiche, piattaforme globali e voci indipendenti. Con la soglia di saturazione che è già stata raggiunta in molti mercati.
“Dobbiamo smettere di pensare che non esistano altri modi per guadagnare con i contenuti”, ha detto a Wired Italia Alex Liebermannimprenditore e co-fondatore della nota piattaforma di informazione economico-finanziaria Birra mattutinache abbiamo incontrato a Brescia a margine di Fps2026l’evento organizzato dalla FutureProofSociety (Fps) fondata da Alessandro Tommasi. “Nell’informazione digitale esistono molte altre opportunità che non sono ancora diventate la norma, ma che credo lo diventeranno nei prossimi anni”.
Lieberman stesso sta tentando di dar forma a una proposta concreta con 10X (un’iniziativa sotto l’ediga dell’azienda Tenex), che produrre contenuti con l’intelligenza artificiale per dirigenti e manager, ma non guadagna né con la pubblicità né con gli abbonamenti, bensì vendendo consulenza e formazione alle stesse organizzazioni che consumano quei contenuti. Un modello in cui l’obiettivo dichiarato è produrre informazione di qualità senza dover inseguire né inserzionisti né abbonati, e in cui la credibilità editoriale diventa – almeno sulla carta – convertibile in valore economico. Non è un caso isolato: è la direzione verso cui si stanno muovendo, con modalità diverse, diversa realtà nel panorama mediatico globale.
Il pubblico non manca, ma è frammentato
“L’offerta di contenuti cresce senza sosta, alimentata da strumenti che permettono a chiunque di produrre, pubblicare e distribuire in modo professionale persino senza competenze tecniche specifiche“, continua Lieberman. “Il vantaggio competitivo che resistere all’automazione e alla moltiplicazione dell’offerta ha un nome preciso: la fiducia“. Non come valore astratto, ma come meccanismo concreto che determina se un pubblico si costruisce, si mantiene o si disperde. Chi guadagna credibilità nel tempo trasforma un contatto occasionale in una relazione duratura, ha ribadito anche dal palco, e questa diventa un valore che nessun aggiornamento algoritmico può cancellare.
La musica offre, secondo l’imprenditore, un esempio utile da cui prendere spunto: i nomi più popolari non sono necessariamente i più talentuosi, ma quelli che hanno capito come funziona la distribuzione sulle piattaforme digitali. Essere bravi non basta più, soprattutto se non si conoscono le modalità per farsi trovare in maniera efficace, e questo vale oggi per qualsiasi settore in cui la tecnologia ha abbassato le barriere di ingresso. Da questa consapevolezza nasce una distinzione, che vale per qualsiasi organizzazione che produce contenuti, al di là che sia editoriale o meno: c’è un’audience affidata alle piattaforme social che è visibile e facile da far crescere ma fragile, perché il rapporto con i follower è mediato dall’algoritmo e può essere interrotto in qualsiasi momento, poi c’è un’udienza di proprietà – la newsletter, il podcast, la comunità digitale – dove il rapporto è diretto e non dipende da intermediari.
Solo dopo arriva la monetizzazioneintesa come il tentativo di convertire quella fiducia accumulata in un modello economico sostenibile. “Chiunque voglia costruire qualcosa di duraturo oggi dovrebbe usare i social come punto di partenza per farsi conoscere, ma pensare fin dal primo giorno a come trasformare quell’audience in un pubblico che frequenta una piattaforma che si possiede davvero“, sottolinea Lieberman. “Perché il vero rischio è costruirsi un pubblico su una piattaforma che appartiene ad altri”.

