In vino veritas, cosa ci racconta il vino della trasformazione climatica in corso

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Ecco perché, spiega il ricercatore, nella regione mediterranea la vendemmia avviene già da una decina d’anni con un mese di anticipo rispetto al passato. Ad esempio, “nel Barolo, nel 2017, complice una prolungata siccità, la vendemmia è avvenuta in agosto. E in Puglia, l’aumento della temperatura media registrato negli ultimi cinquant’anni” (pari a circa 1°C, ndr) ha prodotto un accorciamento di tre settimane del periodo che intercorre tra la fioritura del grappolo e l’inizio dell’invaiatura”.

Per entrare nel dettaglio, Cablato ha contattato direttamente alcune case produttrici grazie al supporto di Coldiretti. “Nell’ambito delle passate annate agrarie, alle nostre latitudini, è stato possibile osservare un susseguirsi di eventi climatici inusualiIn cicli discontinui e svincolati dai modelli previsionalispiega Antonino Santoroenologo e direttore tecnico di Donnafugata che produce i suoi vini in Sicilia. “Il rischio è pensare che sia solo un problema di temperatura acqua, suolo e cicli fenologici racconta Marta Cotarellaamministratore delegato della casa di famiglia, che produce invece tra Lazio e Umbria.

“Il cambiamento è già in atto: più zuccheri, meno acidità, maturazioni anticipate. Su varietà come il Merlot o il Cabernet Sauvignon si rischiano vini più alcolici e meno freschi. Su bianchi come il Grechetto, invece, la sfida sarà preservare tensione e aromaticità. Non è detto che il vino “peggiori”: cambierà stile e per questo servirà un’attenta gestione agricola ed enologica per renderlo comunque allineato al mercato. Il vero rischio è perdere identità territoriale se non si interviene in modo consapevole”. Nel cuore della Maremma Ettore Arturo Rizziresponsabile della produzione della Fattoria Le Pupille, ha una visione dinamica e puntuale sulle problematiche e le soluzioni: “Ogni anno aggiungiamo o togliamo pratiche per andare incontro all’andamento stagionale. Il 2050 in termini temporali è una data lontana ma vicinissima. La vite con la sua grande resilienza troverà sempre un modo. Avere modelli di riferimento può aiutare ma poi ogni vigneto avrà la sua dinamica.

Quali soluzioni per non perdere varietà?

Aumentare il agricoltura di precisione per ottimizzare le risorse idriche e rendere le cantine più tecnologiche. Sviluppare varietà autoctona più robusta e portinnesti tolleranti alla siccità. Trovare metodi per raffreddare il microclima del vigneto. Salire di quota e rivedere i disciplinari di produzione di DOC e DOCG, oggi molto rigidi. Sono queste le soluzioni principali per contrastare i fenomeni climatici che investiranno la produzione vitivinicola italiana. Attraverso i dati diretti raccolti da Cablato ci sono visioni integrative rispetto a queste soluzioni, altre volte invece sono contrastanti: crescere una vigna e produrre un buon vino è un processo culturale, che dipende anche da scelte dettate da sensibilità diverse degli operatori come spiegava Rizzi.
Partiamo dal Consorzio Franciacorta, pensando ai vini Franciacorta, Sebino e Curtefranca. Flavio Serinaresponsabile tecnico del Consorzio che ha supportato la nostra inchiesta nella rilevazione dei dati afferma che le sperimentazioni che stanno portando avanti “sono indirizzate a limitare l’effetto dei cambiamenti climatici sulle caratteristiche dei nostri vini Erbamatvarietà tardiva con grande capacità di mantenimento del livello acido e basso accumulo di zuccherino è in questa direzione”. Il Consorzio lombardo dal 2022 punta al miglioramento geneticoin particolare con la creazione di nuove varietà per la produzione di Franciacorta DOCG attraverso i genotipi Erbamat, oggi coltivati ​​in un vigneto sperimentale.

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