La battaglia per tagliare i ponti tra Italia e Israele nello scambio dei dati personali

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Non solo: poiché Israele controlla l’intera infrastruttura di telecomunicazione dei Territori palestinesi occupati e non applica alcuna limitazione territoriale interna nel trattamento dei dati provenienti dall’estero, vi è un rischio concreto e imminente – si legge nella lettera del 2025 – che i dati personali trasferiti dall’Unione europea a entità israeliane confluiscano nei sistemi di sorveglianza militare senza alcuna restrizione o trasparenza. Cosa deciderà di fare questa volta la Commissione europea? Nientedi nuovo.

Il Garante Europeo si accorge delle anomalie

Dopo due anni di silenzio, è il caso di dire finalmente, il Garante europeo per la protezione dei dati (Edpb) decide di prendere in mano il dossier segnalando formalmente alla Commissione europea in una lettera inviata lo scorso 20 aprile che i nuovi requisiti di registrazione per le ong imposti da Israele potrebbero essere in conflitto con i principi del Gdpr. E La lettera parte proprio dalle segnalazioni delle organizzazioni non governative e delle associazioni che dal 2024 denunciano questa situazione.

Le Linee guida israeliane per la registrazione delle organizzazioni e il rilascio di raccomandazioni per i dipendenti stranieri sono rivolti alle ong che forniscono aiuti umanitari nei territori palestinesi e richiedono loro di fornire una quantità notevole di dati personali inclusi quelli di coniugi e figli. Inoltre, le ong sono tenute a fornire un elenco dei propri donatori, comprese le informazioni relative al loro profilo”, si legge nella lettera del Garante europeo che chiede a Bruxelles se “tali flussi di dati dalle ong alle autorità competenti in Israele rientrino nell’ambito di applicazione della decisione di adeguatezza adottata per Israele”.

In Italia si attiva una coalizione

Insomma al momento non è stata presa alcuna decisione. E in Italia hanno deciso di interpellare il Garante privacy sei realtà: Privacy Network, The Good Lobby, Hermes Center, Period Think Tank, Strali, Italiani Senza Cittadinanza Comunicazione pubblica e Sloweb. Secondo quanto risulta a WiredItalia ci sarebbe stata già un’interlocuzione con l’Autorità ma la “coalizione” nazionale ha deciso di formalizzare il tutto in una lettera, molto lunga e dettagliata.

Si chiede al Garante di esaminare la decisione di adeguatezza di Israele, sempre ai sensi dell’Articolo 45 Gdpr, nel ricordare che “la Corte di Giustizia ha chiarito che l’adeguatezza richiede garanzie efficaci nella pratica, comprese limitazioni alla sorveglianza, supervisione indipendente, diritti azionabili e tutela giurisdizionale effettiva”.

Molte le questioni sottoposte al vaglio del Garante italiano a partire dagli obblighi di registrazione in capo alle ong ma anche all’uso di sistemi di sorveglianza, screening, dati biometrici e intelligenza artificiale. E non ultimo se i titolari e responsabili stabilità in Italia, o comunque soggetti al Gdpr, necessitàno di indicazioni specifiche sui trasferimenti verso Israele.

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