L’ostacolo della vegetazione
Le discrepanze tra le mappe sono molto evidenti in particolare nelle aree ricche di vegetazionecome le zone umide e le foreste costiere. Il motivo, secondo gli esperti, è che gli attuali radar satellitari (come quelli della flotta europea Sentinella-1) utilizzano lunghezze d’onda corte che faticano a penetrare attraverso gli alberi e gli arbusti per raggiungere il terreno sottostante. In altre parole, la crescita delle piante e i cambiamenti stagionali creano un “rumore” che confonde il segnale radar. Per questo nelle paludi della Louisiana o del Texas i dati possono risultare falsati o incompletiportando a tempi dello sprofondamento che differiscono anche di oltre 3 millimetri all’anno tra un’analisi e l’altra. Di contro, nelle città gli edifici forniscono riflessi stabili e affidabili, pertanto le mappe risultano coerenti tra loro.
Ritorno ai sensi a terra
Per capire quale delle due mappe satellitari fosse più vicina alla realtà, i ricercatori hanno fatto ricorso al Sistema satellitare globale di navigazione (Sistema globale di navigazione satellitare, Gnss), che includono tecnologie come il GPS. A differenza dei radar satellitari che osservano dall’alto, le stazioni Gnss sono ancorate una terra e fornisce misurazioni precise dei movimenti verticali, anche se in punti specifici. Analizzando i dati di 41 stazioni, i ricercatori hanno scoperto che la velocità di sprofondamento naturale della regione del Golfo del Messico e di circa 1,2 millimetri all’anno. Una sorpresa, nessuno dei due modelli satellitari analizzati è stato in grado di riprodurre con precisione questo dato, suggerendo che la tecnologia radar non sia ancora pronta per essere l’unica fonte di osservazione per chi gestisce il territorio.
L’eredità dell’era glaciale
Un altro aspetto emerso dalla ricerca riguarda il contributo dell’assestamento isostatico glaciale allo sprofondamento del suolo. Si tratta di un processo per cui la Terra sta ancora reagendo alla scomparsa delle enormi calotte glaciali che coprivano il Nord America migliaia di anni fa. Il peso del ghiaccio, infatti, aveva spinto verso l’alto i bordi del continenteinclusa la zona del Golfo del Messico, che da quando il ghiaccio non c’è più stanno lentamente sprofondando. Lo studio di Li e colleghi ha rivelato che questo fenomeno contribuisce allo sprofondamento del suolo in misura doppia rispetto a quanto si crede in precedenza. Questa osservazione implica che le proiezioni a lungo termine su subsidenza e innalzamento del livello del mare per la città come Nuova Orleans potrebbe aver sottovalutato il pericolo reale.
Verso mappe più affidabili
Dato che la precisione con cui comprendiamo quanto velocemente il terreno sta cedendo rispetto all’innalzamento del livello del mare è di fondamentale importanza per la pianificazione delle strategie volte alla sicurezza di milioni di persone che vivono lungo i litorali, dopo aver identificato le criticità delle attuali tecnologie deve spingere ad aumentare gli sforzi per l’implementazione di nuovi sistemi. Qualche candidato c’è già, per esempio un nuovo satellite sviluppato dalla collaborazione tra la Nasa e l’agenzia spaziale indiana Isroche utilizzerà lunghezze d’onda più lunghe, capaci di “vedere” attraverso la fitta vegetazione. Nel frattempo, suggeriscono gli autori, sarebbe opportuno svilupparlo standard internazionali più rigorosi per l’elaborazione dei dati e continuare a integrando le osservazioni satellitari con le misurazioni effettuate direttamente sul campo per garantire che le comunità costiere possano prepararsi adeguatamente alle sfide del clima che cambia.
