Morte di Beatrice, le chat dell’orrore con le bambine. “Mi porto via la mamma e non torna più”

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A soli 9 anni dava da mangiare alle sorelline, preparava i pasti, cambiava la più piccola quando ne aveva bisogno, le dava le medicine quando stava male e aggiornava costantemente la madre. È uno dei passaggi più dolorosi che emergono dalla richiesta di misura cautelare, firmata dal pubblico ministero Veronica Meglio, per Manuela Aiello e Emanuel Iannuzzi, accusati di maltrattamenti aggravati dalla morte della piccola Beatrice. Un resoconto, quello della procura, che racchiude fotografie agghiaccianti della vittima. Un resoconto fotografico che testimonia condizioni di salute sempre più precarie, fino al decesso, lo scorso 9 febbraio. In un’immagine anche la piccola Beatrice con una sigaretta in bocca contenente sostanze stupefacenti che, scrivono gli inquirenti “accende con l’accendino non curandosi del chiaro disagio manifestato e dei pericoli per la salute”.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, era la sorella maggiore a fare da mamma quando la Aiello si trovava altrove. Spesso, come emergono dagli atti. Ad esempio le bambine (9, 7 e 2 anni), sarebbero rimaste sole in casa dal 14 al 17 gennaio, salvo momentanei e limitati rientri a casa da parte della mamma. “In tre giorni – scrivono gli inquirenti – trascorreva con le figlie qualche manciata di ore, abbandonandole e ignorando le numerose chiamate, anche in piena notte, che rimanevano senza risposta”. “Sostanzialmente nel mese di gennaio 2026 – proseguono – passava quasi tutte le sere presso l’abitazione di Iannuzzi a Perinaldo, mentre le figlie rimanevano nella casa di Bordighera”.


Emanuel Iannuzzi al suo arrivo in tribunale

La sorella maggiore scriveva alla mamma fin dal mattino presto, la cercava durante la giornata e la contattava la sera. Un filo continuo che emerge dalle chat acquisite agli atti. In una conversazione del 13 gennaio, dopo aver comunicato alla madre di essere stata maschio e di aver vomitato, riceve questa risposta: “Ma scusa amore, da quando sono arrivata a casa però non hai vomitato neanche una volta. Adesso vado via e vomiti? Ma stiamo giocando qua? Mi volete veramente fare andare fuori di testa? Cosa deve fare la mamma dimmi… non lo so”. Il 20 gennaio, nelle prime ore del mattino, la ragazza contatta nuovamente la madre perché la sorellina più piccola è in preda a una crisi di pianto e lei non riesce a tranquillizzarla nonostante abbia tentato ogni soluzione. La risposta, sotto forma di messaggi contenenti insulti e bestemmie, invitava la figlia a risolvere da sola il problema. Spesso le risposte più cruente alle richieste di aiuto arrivavano da Iannuzzi. Agli atti figurano numerosi messaggi vocali nei quali interviene nella conversazione tra mamma e figlie il compagno della Aiello. In uno di questi dice: “Ascolta, la mamma sta guidando. Forse se ti chiudo il telefono, non hai capito che la mamma sta guidando. Secondo te è normale fare la videochiamata mentre la mamma guida? È normale chiamare tre volte? Non ti mangia nessuno a casa. Tanto non è che sei così bella che la mamma si emoziona”.
In un altro audio si sente: “Vai a dormire, non rompere ic***”. E ancora: “Beatrice vai a nanna, scassa coglioni. Ora me la porto via la mamma, non torna più”.
Particolarmente duro anche un messaggio del 15 gennaio: “Perché non ti trovi il fidanzato almeno gli c** il c**oa lui e non rompi più ic**** la mattina e la sera?”
E il 20 gennaio, riferendosi alla bambina più piccola, pronuncia una frase che gli investigatori riportano integralmente: “Sta pezza di m**, speriamo che si sveglia tra sei mesi, sta m**”.
A rendere ancora più pesante il quadro sono le fotografie che la sorella maggiore inviava alla madre. Immagini che, secondo quanto riportato dagli inquirenti, mostravano la presenza quasi continua di ecchimosi sul volto della bambina tra la fine di dicembre ei primi giorni di febbraio. «Beatrice per più di un mese – si legge nel provvedimento del pubblico ministero – ha sempre avuto il volto deturpato da vistose ed estese ecchimosi; ciononostante, né la madre, né gli altri familiari e, in particolare, i nonni materni (che gli inquirenti si distinguono come “persone non credibili”, ndr) non facevano nulla per sottoporla ai dovuti e necessari soccorsi. Desta particolare inquietudine l’ecchimosi ritratta nella fotografia del 22.1.2026 che quasi non consentiva a Beatrice di tenere l’occhio aperto e che pare riconducibile ad un colpo spropositatamente violento: anche in questo caso a fronte di tali lesioni personali la Aiello non portava la figlia più piccola dal pediatra né presso il Pronto Soccorso”.

Messaggi, immagini e richieste d’aiuto che oggi rappresentano uno dei capitoli più delicati dell’inchiesta chiamata a fare luce sulla morte della piccola Beatrice.

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