Seduta in un angolo dell’hotspot di Lampedusa, Jemima (nome di fantasia) non riesce a sollevare lo sguardo. Con le mani mima ancora una volta quell’ultimo abbraccio con il suo Mamadou prima che il piccolo le scivolasse tra le onde. Il bambino, di appena due anni, è al momento l’unico disperso dell’ultimo naufragio del Mediterraneo.
La madre, poco più che ventenne e originaria della Sierra Leone è tra i 64 sopravvissuti, tutti subsahariani, partiti da Sfax due giorni fa. Tra loro ci sono altre 16 donne, che si sono subito strette intorno alla compagnia di viaggio, e almeno 38 minori, alcuni non accompagnati. Dai primi racconti la tragedia sarebbe avvenuta poco prima del salvataggio da parte di una motovedetta della capitaneria di porto a largo delle coste di Lampedusa.
il caso
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Dopo lo sbarco nell’isola, i naufraghi hanno raccontato che, alla vista dei soccorritori, alcune delle persone a bordo si sono spostate su un lato, facendo così rovesciare il barchino. Il bimbo, caduto in acqua insieme alla mamma, è stato subito inghiottito dalle onde. «Ieri sera la ragazza si è chiusa nel suo dolore ed è rimasta in silenzio tutto il tempo. E’ chiaramente molto scossa. La abbiamo lasciata riposare, ora è assistita dalla nostra equipe – spiega Cristina Palma, vice direttrice dell’hotspot di Lampedusa -. Le altre donne che erano con lei sul barchino le stanno molto vicino, la supportano e la accudiscono. Da quando sapevamo viaggiava da sola col suo bambino». Per ora le ricerche in mare del bambino vanno avanti e si sta, inoltre, accertando se ci sono altri dispersi.
«Le persone sono arrivate ieri sera alle 21,30 al Molo Favaloro bagnate e infreddolite. Abbiamo capito che si trattava di un naufragio, perchĂ© le persone erano cadute in acqua – spiega Francesca Saccomandi di Mediterranean Hope -. Il giorno prima, a mezzanotte e mezza è arrivato, insieme ai suoi compagni di viaggio, il corpo di un ragazzo pachistano di 21 anni. A Lampedusa gli arrivi continuano, appena il tempo lo permette. Così come continuano i naufragi che sono la diretta conseguenza di politiche mortifere portate avanti dall’Unione europea e dall’Italia».


Anche per Save the children «ancora una volta bambino di 2 anni paga il prezzo di politiche che privilegiano la difesa dei confini rispetto al salvataggio delle vite umane». L’organizzazione che si occupa di tutela dei minori chiede dunque l’apertura di canali regolari sicuri. «Non è possibile assistere in silenzio alla perdita di vite umane, compresi tanti bambini, oltre 100 ogni anno negli ultimi tre anni», spiega l’organizzazione sottolineando che «sanzionare e limitare l’azione delle imbarcazioni – siano esse organizzazioni non governative o mercantili – che salvano vite nel Mediterraneo, come previsto da alcune norme contenute nel Disegno di legge sull’immigrazione, varato recentemente dal Consiglio dei Ministri, è pericoloso e mette a rischio migliaia di vite».
Intanto nelle ultime ore l’ong tedesca Sea-Watch 5 ha soccorso un gommone in difficoltĂ , segnalato da Alarm Phone e avvistato dall’aereo da riconoscimento Seabird. «Abbiamo a bordo 54 persone tra cui due bambini e due donne incinte. Ci sono persone che hanno bisogno di assistenza medica a terra – denuncia l’ong -. Il porto di Marina di Carrara, assegnato dalle autoritĂ italiane, è troppo lontano per queste persone stremate che hanno bisogno di sbarcare al piĂą presto».
