“Nostro padre morto dopo il trasporto in ambulanza, adesso vogliamo la verità”

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FORLI’. Vittorio Benini era un sassofonista con la passione dell’orologeria. Negli 84 anni che ha vissuto, ha suonato nei bar di quartiere a Forlì e nelle hall di Sankt Moritz, davanti ai vip del mondo. Questa settimana sua figlia Valeria ha scoperto, insieme alle sorelle, che la sua morte potrebbe non essere stata un evento naturale, come ha creduto dal 13 ottobre ad ora, ma essere avvenuta invece per mano di un uomo che la Procura romagnola indaga per omicidio plurimo e premeditato. Luca Spada, il 27enne autista di ambulanze al centro dell’inchiesta, è fermo nel dichiararsi innocente. Valeria spera che sia davvero così. Intanto, affronta il dramma di «essersi sentire colpire la testa da un macigno». Parla della notizia, formalmente non ancora confermata, che quello che il pubblico conosceva come “Victor” sia una delle almeno cinque persone inserite nel fascicolo d’inchiesta. Ebbe un arresto cardiaco durante un trasporto di routine in cui era presente l’indagato. Fu rianimato, ma morì quattro giorni dopo, il 13 ottobre 2025. I modi e il giorno in cui è deceduto, lasciano pochi dubbi sul fatto che il suo sia uno dei casi su cui si indaga.

Chi era suo padre?

«Era un musicista stimato. Un bravo sassofonista. Una grande persona. Molto riservata, di certo non avrebbe voluto finire al centro dell’attenzione con una storia del genere e avere addosso l’attenzione dei media. È stato un buon padre, questo è importante dirlo».

In che situazione vi trovate voi famigliari?

«È una cosa dolorosissima. Un macigno che ci è caduto in testa. Averlo imparato dai giornali, è anche peggio. È difficilissimo da accettare. Anche perché la notizia arriva a pochi mesi dalla sua morte. Stavamo iniziando ad accettare il lutto ed ora dobbiamo affrontare questa cosa. Ora vogliamo sapere cos’è successo».

Siete sicuri che la morte di vostro padre sia tra quelle che sta esaminando la Procura?

«Assolutamente no. Vado oltre, speriamo con tutto il cuore che non lo sia. L’inchiesta è in corso ed è secretata, ma noi vogliamo credere che lui abbia avuto un percorso naturale e che sia morto perché era inevitabile, non certo perché c’è stato l’intervento di qualcun altro».

Cosa fare per capire se è così o meno?

«Massimiliano Starni, il nostro avvocato, ci aiuta, ma sono pratiche molto difficili. Ci ha spiegato che gli investigatori possono appellarsi al segreto d’indagine, per tutelare l’indagato. Solo nel caso in cui dovessero decidere di riesumare la salma, dovevano tenere ad avvertirci».

Questa è una prospettiva che ti preoccupa?

«Molto. Speriamo non sia necessario».

Lei conosceva Luca Spada?

«No, affatto. L’ho conosciuto leggendo di lui sui giornali. Non so chi sia e non sapevo chi fosse prima. Così quello che sanno gli altri. Se fosse dimostrato che ha fatto ciò che ipotizzano gli inquirenti, sarebbe mostruoso. Spero davvero che non sia così. Lo spero soprattutto per lui. È un ragazzo giovane. Spero che alla fine risulti che erano solo anomalie, senza nessuna malafede dietro».

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