Khosrowyar ha parlato in televisione dell’importanza del calcio per le donne e ha contribuito a convincere le autorità ad autorizzare la formazione di una nazionalenella quale è stata poi convocata. Da allora è diventata una figura influente e una voce importante per lui sport femminile iranianoprima come calciatrice e poi come allenatrice. Il percorso però è stato lungo. “Non abbiamo mai ricevuto davvero attenzione o considerazione”, spiega a proposito del calcio femminile, che ha iniziato a svilupparsi davvero solo nel 2005. “È sempre stato un continuo superare ostacoli, spingendosi oltre i limiti e cercare di convincere gli uomini che anche noi meritavamo una possibilità concreta”.
Per Khosrowyar, lo sport voleva dire muoversi tra due mondi. “Non potrebbero esistere due paesi più opposti, quando si parla di calcio femminile”racconta a Cablato. “Da un lato, negli Stati Uniti, ci sono le strutture, ci sono gli allenatori, non devi lottare per poterti allenare su un campo, non devi discutere se la manica deve essere più lunga o più corta di un centimetro, o se l’hijab deve coprire o meno le sopracciglia”.
Ai provini per la nazionale femminile, ricorda Khosrowyar, si sono presentate 25mila persone, segno di un desiderio impossibile da ignorare: vedere più donne nello sport iraniano. “Abbiamo ricevuto il sostegno necessario per far partire la nazionale femminile e poi la nazionale giovanile“, dadi. “Mi ci sono voluti due anni per trasformare ragazze che non avevano mai indossato scarpini da calcio in giocatrici di livello mondiale”.
Il prezzo della visibilità
Ma in Iran la visibilità sportiva comporta sfide evidenti.
“Quando entri in una nazionale, in qualsiasi parte del mondo, sai che tutti ti guarderanno“, dice Khosrowyar. “Dovrai rispondere di ogni parola che pronuncia“.
“Come iraniano-americana nella nazionale iraniana, credo di avere incontrato qualche difficoltà in più, perché avevo ancora più occhi addosso e camminavo su un filo sottilissimo a causa delle tensioni politiche. Il mio obiettivo è sempre stato tenere insieme le mie due identità, anche se erano letteralmente in guerra tra loro. Bisogna essere molto consapevoli di quello che si dice, per mantenere sempre l’attenzione sullo sviluppo del calcio femminile”.
