Più tecnologia, meno smog. Ma alle città italiane servono politiche attive (come quelle di Bergamo e Trento)

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Le città italiane alle prese con le nuove soglie europee per la qualità dell’aria

Quelli fotografati fin qui, però, sono i limiti in vigore oggi. In considerazione dell’enorme impatto sanitario dell’inquinamento atmosferico, la direttiva europea sulla qualità dell’aria non imporrà altri che entreranno in vigore a partire dal 2030. Saranno più severi, per avvicinarsi alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Per il PM10 la media annuale passa a 20 µg/m³: nel 2025 più della metà delle città monitorate superava questa sogliacon Cremona addirittura una quota 31 µg/m³. Visto che il 2030 è dietro l’angolo, Legambiente elabora una proiezione sulle tendenze future e dice che alcune città (tra cui Bari, Bergamo, Bologna, Caserta, Firenze, Foggia, Roma, Trento) verosimilmente possono tornare in carreggiata entro la fine del decennio. Sarà più difficile però Cremona appunto, ma anche Lodi, Verona e Cagliari.

Per il PM2,5invece, la media annuale raccomandata dall’Unione scende a 10 μg/mc. Ciò significa che entro la fine del decennio a Monza la concentrazione di particolato fine dovrebbe calare del 60%, a Cremona del 55%, a Rovigo del 53%. Nel complesso, sulle 93 città per cui il rapporto Mal’Aria di città dispone di questi dati, 68 (quasi tre su quattro) superano questo tetto. Per il biossido di azoto il limite annuale si dimensione, da 40 a 20 μg/mc. Se entrasse in vigore già oggi, 40 città su 105 la sforerebbero, a partire da Napoli (38 μg/mc), Torino e Palermo (33 μg/mc), Milano (32 μg/mc), Como e catanese (30 μg/mc).

Le tecnologie contro l’inquinamento atmosferico

L’evoluzione tecnologica ah sicuramente contribuito al miglioramento della qualità dell’aria nei centri urbani. Basti pensare ai motori delle auto più performanti ea basse emissioni o ai sistemi di riscaldamento domestico con caldaie, filtri e alimentazioni che sono passate dal gasolio al metano, al pellet o tutti pompa di calore”, conferma A Wired Italia Andrea Minutoloresponsabile scientifico di Legambiente.

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