Salvare un’anima dai fanatici in missione per conto del Vaticano

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La storia del bambino caduto nel lavandino. Inizia proprio così con un avvio ironico e sorprendente il nuovo romanzo di Giovanni Grasso, Finché durerà la terra (Rizzoli, pp.160, euro 19), che tra il serio e il faceto descrive le peripezie di un ex seminarista insignito dell’incarico di agente segreto dalla Santa Sede.

Ha abbandonato il consueto registro narrativo drammatico, il giornalista e autore di romanzi Venire Il caso Kaufmann, Icaro. Il volo su Roma, Il segreto del tenente Giardina e L’amore non lo vede nessuno. In questa ultima fatica letteraria, lo scrittore, che dal 2015 è consigliere del Presidente della Repubblica per la stampa e la comunicazione, descrive l’evoluzione interiore di un ex sacerdote nel suo inquieto e altalenante rapporto con la fede.

La madre ha chiamato il piccolino Noè ma avrebbe dovuto appellarlo Mosè per il fatto che è passato indenne nelle acque del lavabo. Noè, il cui nome vuol dire «colui che porta pace e serenità», nel libro di Grasso è descritto in forma umoristica e straniante come il perdente, lo vinto per eccellenza afflitto da molte iatture. È molto colto, è laureato in Antropologia culturale alla Sapienza di Roma e in Teologia alla Gregoriana ma la fortuna non ha mai girato per lui nel verso giusto. Ha dovuto buttare alle ortiche la tonaca per occuparsi di sua sorella Valeria e della nipotina malata di leucemia che per lui è come una figlia. È contraddistinto da un rapporto speciale con i suoi interlocutori: li giudica soprattutto attraverso l’olfatto, dagli odori, dai profumi ma anche dagli afrori meno graditi del corpo. Non è un trasgressore, non è un ribelle, non è un eretico. È un incerto, un titubante, sembra uno Zeno Cosini degli anni Duemila. E si è trovato a vivere in una famiglia, i Simenoni, le cui disavventure si inanellano una dietro l’altra siglando la tradizione dell’insuccesso.

Valeria, bellissima e aspirante ballerina, ha imboccato il tunnel. Ha abbandonato ogni speranza di professione per convivere con Jonathan, tossico alcolizzato e manesco che la gonfia di botte. Solo grazie a Noè ha ritrovato la sua libertà. Dimenticando di essere un uomo che predica l’amore universale, il sacerdote mancato si è trasformato in un peso massimo e ha cacciato il compagno violento della sorella. Adesso Valeria è sola e suo fratello vive per lei, svolge l’attività di dog sitter e dà ripetizioni a ottusi ragazzini.

La rocambolesca narrazione di Grasso prende avvio con la convocazione di Noè al cospetto del cardinale Randazzo. «Che vuole da me, povera pecorella smarrita, Sua Eminenza Reverendissima?», interroga con ritrovato gergo curiale lo stupefatto Noè.

Il cuore del libro è nel paradosso in cui stiamo vivendo: i seminari ei conventi si svuotano, la scomparsa dei credenti desertifica le chiese. Ma di fronte a predicatori che si fregiano di fantomatici miracoli e di apparizioni prodigiose si risveglia nelle folle anestetizzate l’interesse per la religione sostenuta dai venditori di fumo. Noè, inviato speciale dei Sacri Palazzi, senza svelare la propria identità dovrà andare in Umbria dove prolifera un gruppo di questi veggenti che ha irretito una diciasettenne. Sua Santità teme per la sua sopravvivenza e la vuole riportare a Roma, a una vita normale. I leader dei nuovi credenti risiedono a San Martino di Tressanti e sono Crispolto Picciafoco, ottant’anni circa, ed Elide Romano. Annunciano un imminente diluvio universale e l’avvento dell’Apocalisse, come è sottolineato dal versetto della Genesi che dà il titolo al romanzo.

Il neo agente che non ha mai indossato l’abito talare, il primo contatto con i mistici lo ha tramite il parroco del borgo umbro, don Dino Fonseca, che rastrella quattrini per loro e ne cura i consistenti affari. Al sacerdote “di idee ultratradizionaliste se non reazionarie” le idiosincrasie non mancano ed è afflitto dall’ossessione della globalizzazione, dell’immigrazione, del cambiamento climatico, dei movimenti femministi: tutti fantasmi da combattere a cui si aggiunge anche l’inclinazione antisemita.

Nel suo viaggio segreto Noè ha occasione poi di approfondire il rapporto anche con altri culti e altre confessioni. Simpatizza con il conducente dell’autobus di Todi che, ateo e comunista, rimpiange la religione del Partito e il Verbo che dispensava convincimenti assoluti, mentre ora sposa la causa degli ultimi, degli invisibili, degli immigrati.

E poi, ancora e sempre in Umbria, Noè impara a conoscere gli adoratori della natura. I pacifisti appartenenti a una comunità hippy sono fragili e apparentemente incapaci di reagire a ogni tipo di sopraffazione. Ma proprio questi esseri così apparentemente eterei e poco consistenti lo aiutano a portare a termine il salvataggio che gli è stato commissionato dal Papa. Ma qual è il confine tra suggestione e realtà? Il protagonista del romanzo è vittima dei raggiri dei predicatori: tradito da una fanciulla che lo ha ammaliato con il suo olezzo fiorito, è minacciato di morte. Dopo essere stato drogato finisce in uno stato di tranche e perde il controllo subendo l’influenza malefica dei mistici.

Il viaggio di Noè è veramente un percorso iniziatico: la maturazione si combina con lo sviluppo del pensiero critico, con la convinzione che non si possono passivamente accettare tradizioni o autorità senza metterle in discussione. Solo l’uso della ragione permette di combattere superstizione, ignoranza e fanatismo. Noè alla fine riesce a contrastare il fascino ingannevole dell’esoterismo farlocco. Il suo spirito è dissacrante: è consapevole che pure il cattolicesimo può nascondere comportamenti fraudolenti.

Quando ha accettato di impegnarsi nella missione per la Sua Santità ha dimostrato di non fidarsi delle promesse dei sacerdoti che hanno svolto il ruolo di intermediari. Ha voluto solide garanzie: dunque non solo parole dagli emissari del Pontefice ma anche carte di credito e consistenti emolumenti.

Questo romanzo così diverso e così allegramente speciale fa emergere questioni cruciali, come la speculazione sui rituali e sul bisogno di sacralità alimentato da chiaroveggenti e affini. L’avventura dell’ex sacerdote evidenzia anche un’altra singolare e attualissima contraddizione e suggerisce che oggi i luoghi di culto si possono ripopolare solo se sottoposti ad analisi ea disamina. Si può dunque credere, ma solo dubitando magari con ironia.

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