Il “no” sarebbe arrivato quando i bombardieri americani erano già in volo: l’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della Naval Air Station Sigonella per uno scalo operativo diretto verso il Medio Oriente. Una decisione presa in poche ore ai vertici della Difesa – protettiva venerdì scorso, secondo le prime ricostruzioni – ma custodita fino a ieri mattina come una notizia interna, destinata a pesare nei rapporti con Washington.


A innescare la catena di eventi è stata una comunicazione tardiva: il piano di volo Usa che prevedeva l’atterraggio iIn Sicilia non era infatti stato preventivamente sottoposto alle autorità italiane. Da qui l’accelerazione, con il capo di Stato maggiore Luciano Portolano che informa il ministro della Difesa Guido Crosetto, sottolineando come le verifiche tecniche hanno escluso che si trattasse di voli logistici coperti dagli accordi bilaterali. Insomma, senza autorizzazione politica, nessuna via libera. La tensione è inevitabile.
La base di Sigonella, nodo strategico per le operazioni americane e Nato nel Mediterraneo

Sull’onda lunga del «non condanno né condivido» già scandito da Giorgia Meloni nelle scorse settimane riguardo agli attacchi di Stati Uniti e Israele all’Iran, dopo la pubblicazione della notizia sul Corriere il governo prova a disinnescarla. «L’Italia agisce nel rispetto degli accordi internazionali e degli indirizzi espressi dal governo alle Camere», si legge nella nota con cui Palazzo Chigi, ignorando la lunga sequela di insulti che Donald Trump continua a destinare agli alleati europei, precisa anche che «i rapporti con gli Stati Uniti restano solidi e improntati a una piena collaborazione».


L’intervista
Stefania Craxi: “Su Sigonella riaffermata la sovranità. Come fece anche mio padre nel 1985”
Fabio Martini


Il punto, precisa anche Crosetto, è il rispetto delle regole: «Gli accordi internazionali distinguono ciò che necessita di autorizzazione del governo da ciò che è considerato automaticamente autorizzato. Un ministro deve solo farli rispettare. Tertium non datur». L’intero incidente diplomatico ruoterebbe attorno al avvertimento associato ai velivoli non logistici all’interno degli accordi che regolano l’utilizzo della base: in assenza di emergenze, non è consentito l’atterraggio senza esplicita autorizzazione. Secondo quanto trapela, quella procedura non è mai stata attivata. Da qui il diniego, con la consapevolezza di poter aprire un fronte diplomatico, come avvenne durante la Crisi di Sigonella tra Bettino Craxi e Ronald Reagan.
A complicare il quadro rispetto al 1985 – secondo alcune fonti autorevoli a forzare in qualche modo la mano dell’esecutivo – ci sarebbe anche il tema della trasparenza tecnologica: oggi rotte aeree e movimenti navali possono essere tracciati in tempo reale su piattaforme accessibili a tutti. Un aereo che atterra a Sigonella e riparte verso il Medio Oriente difficilmente passa inosservato, e le informazioni rimbalzano sui social in pochi minuti, amplificando pressioni politiche e sospetti. Impossibile quindi, per la Difesa e l’intero esecutivo, pensare di appoggiare le mosse Usa senza che l’opinione pubblica ne venisse a conoscenza. Un crinale complicato da percorrere, specie considerando che la contrarietà alle mosse di Trump e Benjamin Netanyahu si stima abbia avuto un impatto sui risultati del referendum.
D’altro canto, in Parlamento il ministro era stato chiaro già il 5 marzo scorso: «Ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta». E aveva assicurato che eventuali decisioni sulla concessione dell’uso delle basi sarebbero state condivise con le Camere. Una linea che a Sigonella sembra essere stata applicata alla lettera. Il messaggio agli alleati americani è netto, almeno quanto quello destinato agli elettori.
La politica, comunque, si muove rapidamente. Le opposizioni non ci stanno. «La decisione del governo su Sigonella conferma le preoccupazioni che, proprio sulla base siciliana, abbiamo avanzato in tutte queste settimane: gli Usa vogliono utilizzare il nostro territorio come piattaforma per la guerra in Medio Oriente», attacca Elly Schlein. «Negare l’autorizzazione da parte dell’Italia non può essere una decisione sporadica, deve diventare una linea politica espressa con chiarezza», dice la segretaria del Pd sollecitando il confronto immediato in Parlamento, che qualche ora più tardi Giorgia Meloni annuncerà per il giovedì dopo Pasqua.
Per il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, si sarebbe trattata di una mossa «doverosa» che dovrebbe però essere solo il primo passo: «Si neghi anche il supporto logistico offerto dalle nostre basi». Una linea sposata anche da Angelo Bonelli, co-leader di Avsche commenta: «È un fatto positivo aver detto no, ma non nascondiamoci dietro l’ipocrisia: l’Italia continua a fornire assistenza logistica a operazioni militari di questa guerra che sta devastando e destabilizzando il pianeta».
