Un caso di scuola, per quanto riguarda l’innovazione terapeuticaè rappresentato dal tumore al polmone. I farmaci disponibili per pazienti con specifiche biologiche hanno trasformato la prognosi. Vieni a ricordarlo Antonio Passarodirettore della divisione di Oncologia toracica all’Istituto europeo di oncologia (Ieo), “15 anni fa l’aspettativa media era nella migliore delle ipotesi 12 mesi, oggi abbiamo pazienti che vediamo in ambulatorio da 8, 9 anni con malattia metastatica”, inclusi pazienti giovani che “hanno avuto gravidanze, hanno avuto bambini”.
Inoltre le sequenze di nuova generazione “oggi ci permettono ampie profilazioni e che permettono di fornire quelle informazioni che servono ai clinici per trattare al meglio i pazienti” targettizzando i farmaci da somministrare sulle caratteristiche molecolari della singola malattia, ha aggiunto Elena Guerini Roccodirettore dell’Unità di Patologia molecolare all’Istituto europeo di oncologia. Grazie a queste innovazioni “nella fase metastatica del tumore al polmone l’obiettivo è di cronicizzare la patologia”ha aggiunto Alessandra DorigoResponsabile dell’Oncologia di AstraZeneca Italia.
L’innovazione in medicina passa ovviamente anche dalla robotica. “Invece di avere macchine pesanti per essere veloci e accurate ma poco sicure, siamo passati a fare macchine disegnate per essere più sicure e controllate in modo da recuperare le prestazioni. Corpi meno rigidi, meno pesanti, soffici, come li troviamo in natura”l’innovazione disegnata da Antonio Bicchiricercatore senior e responsabile dell’unità Soft Robotics for Human Cooperazione e Riabilitazione all’Istituto italiano di tecnologia (Iit) e professore di Robotica all’Università di Pisa. In un settore come quello della protesica, questo significa che “la mano prende la forma dell’oggetto che sta manipolando. Questo sembra un banale cambiamento di paradigma, però ha portato a una molto miglior naturalezza nell’espressione delle sue potenzialità”.
Resta, anche da questo punto di vista, un tema di gestione dei rischi. “Riesco a far adottare questo prodotto dai clinici, riesco a inserirmi nei processi di acquisizione degli ospedali? Questo significa che c’è un lavoro molto importante da fare prima e durante lo sviluppo, di ricerca di mercato, di lavoro insieme agli stakeholder clinici, pazienti e ospedali, in modo da diminuire questo rischio finale”ha spiegato Hanna Teichmannamministratore delegato e consulente senior di MedRA – Life Sciences Consulting
Il nostro cervello
Innovazione che può impattare sul mondo sanitario a diversi livelli. La comprensione del funzionamento delle proteine all’interno delle vescicole sinaptiche, specializzate nel rilascio e nell’immaganizzazione dei neurotrasmettitori, può aprire nuovi percorsi diagnostici. In questo senso, ha spiegato Reinhard Jahnprofessore al Max Planck Institute for Multidisciplinary Sciences di Gottinga, “abbiamo sviluppato dei sensori che si legano a una proteina chiamata SV2, che rappresenta il punto di ancoraggio usato dalla tossina botulinica per entrare nelle cellule ma anche il bersaglio di un farmaco antiepilettico come il levetiracetam, e permettere di mappare con alta precisione la densità sinaptica nel cervello”. Dal punto di vista diagnostico, questo consente di “rilevare alterazioni della densità sinaptica prima ancora che compaiano i sintomi di una malattia neurologica, aprendo una finestra diagnostica che potrebbe rivelarsi preziosa per le malattie neurodegenerative”.
