MINNEAPOLI. Donald Trump torna a rialzare i toni dopo l’accenno di de-escalation tentata da Tom Homan, zar dei confini, e nel mirino del presidente finiscono anche i giornalisti. Fra cui Don Lemon, ex stella della Cnn – licenziato nel 2023 in seguito a commenti sessisti e di ageismo – e Georgia Fort, reporter e influencer fra le più note in Minnesota e non solo. Entrambi sono stati arrestati per violazione di una legge federale che sancisce chi impedisce la libertà di culto. Il fatto risale al 18 gennaio quando Lemon, Fort e dei collaboratori erano entrati in una chiesa a St. Paul per documentare le proteste di alcuni attivisti contro il pastore, un impiegato dell’Ice.
Giovedì sera Don Lemon è stato fermato a Los Angeles dove seguiva i Grammy; Georgia Fort è stata arrestata ieri alle 6 del mattino. L’arresto è stato annunciato direttamente da Pam Bondi, Attorney General. Lemon ha ribadito quanto aveva già sostenuto all’indomani dell’irruzione: ero sul posto in qualità di reporter per il canale You Tube di cui è fondatore. Già in giornata è stato rilasciato: un giudice di Los Angeles ha disposto che venisse scarcerato senza cauzione ma sulla base del suo riconoscimento personale. Lemon non deve consegnare il suo passaporto ma dovrà chiedere l’autorizzazione per viaggiare fuori dagli Usa.
Minneapolis, concerto di Springsteen a sopresa: sulla chitarra è scritto “Arrest the President”

Bondi ha ordinato l’arresto del politico e co-fondatore di Black Lives Matter del Minnesota, Trahern Crews e di Jamael Lundy, esponente del Partito democratico locale (che qui è indicato come Dlf, Democrati Farmer Labour Party).
L’arresto dei reporter ha innescato diverse reazioni. Chuck Schumer, leader democratico al Senato, ha attaccato «lo stato di polizia» di Trump in cui i reporter devono «guardarsi le spalle».
L’Ice continua a condurre ronde. Nel mirino dei federali sono finiti gli “osservatori”, ovvero coloro che filmano e documentano quanto accade nelle strade e nei quartieri.
Al Whipple Federal Building, quartier generale della polizia di frontiera sono in stato di fermo 16 cittadini americani. Ognuno con l’accusa di intralcio alla giustizia. Ieri all’alba circa duecento manifestanti si sono ritrovati davanti ai cancelli dell’edificio, verso le 9 la tensione è salita. La polizia locale in assetto anti sommossa ha blindato gli accessi, poi ha spinto i manifestanti dietro le recinzioni mobili di ferro. Un giovane – che ha gettato a terra parte della recinzione – è stato immediatamente fermato e buttato sull’asfalto dagli agenti che lo hanno ammanettato.
Nel pomeriggio almeno un migliaio di persone si è radunato a Government Plaza celebrando la seconda giornata di sciopero in città. Meno adesioni rispetto al 23 gennaio, ma diversi ristoranti e negozi hanno abbassato le serrande; molti ragazzi hanno lasciato le aule.
La differenza rispetto alla scorsa settimana l’ha fatta la musica. Tom Morello, ex chitarrista dei Rage Against The Machine, ha organizzato un concerto, “Defend Minnesota”, il cui incasso è andato alle famiglie di Renee Good e Alex Pretti. L’ospite a sorpresa annunciata nella locandina si è rivelato Bruce Springsteen. Il cantore dell’America degli ultimi ha cantato “Streets of Minneapolis”, l’inno che ha dedicato alla città sotto il tallone dell’Ice pubblicato mercoledì. Con Morello ha duettato sulla celebre “The Ghost of Tom Joad”.
Trump ha affidato a Truth un commento al vetriolo su Alex Pretti, il 37enne ucciso la settimana scorsa. In un post l’ha definito «agitatore e forse sovversivo». Commento consegnato al Web dopo la diffusione, mercoledì, di un video in cui si vedeva Pretti insultare agenti dell’Ice e tirare un calcio al fanalino posteriore dell’auto prima di essere immobilizzato sulla neve. L’episodio risale al 13 gennaio. La sua morte è avvenuta 11 giorni più tardi. «Le azioni di Pretti sono crollate dopo il video appena pubblicato in cui urla e sputa in faccia a un agente Ice molto calmo e sotto controllo» ha scritto il presidente.
L’Fbi ha il controllo dell’inchiesta su Pretti e il Dipartimento di Giustizia ha aperto un’indagine su possibili violazioni dei diritti costituzionali. Sinora il focus era stato più «tecnico»; ovvero si era parlato di un’indagine sulla legittimità e la proporzione dell’uso della forza secondo protocolli interni.
Mentre l’America tiene gli occhi su Minneapolis, Trump punta alle elezioni di Midterm e rispolvera il tema del voto rubato. Il presidente ha rilanciato su Truth l’Italygate postando un link che ripropone la teoria del complotto – più volte smentita e smontata da tempo. Secondo questa teoria ci sarebbe anche l’Italia dietro l’esito del voto del 2020. L’account che parla della storia è “The Scif” e rilancia la bufala che «funzionari italiani di Leonardo Spa hanno usato satelliti militari per hackerare le macchine per il voto statunitense»spostando voti da Trump a Biden e utilizzando strumenti sviluppati dalla Cia come Hammer e Scorecard. Questo insieme a numerosi altri metodi di frode e manipolazione». Una circostanza già più volte smentita in passato. Leonardo ha anche denunciato quattro persone per diffamazione.
