E aggiunge un punto chiave della sua visione: “Grazie all’intelligenza artificiale, i confini sono ormai scomparsi. Ogni singolo utente al mondo può tradurre la propria immaginazione in qualcosa di significativo”Non si tratta quindi di una riduzione della creatività, ma di una sua democratizzazione. Anche se il rischio di somiglianze esiste, per Vardanyan non è un elemento nuovo: era già presente prima dell’AI.
Moderazione e responsabilità nell’era dei contenuti generati
Più complesso è il tema della sicurezzasoprattutto su una piattaforma frequentata anche da adolescenti. Picsart si trova a gestire una piattaforma dove i contenuti possono essere creati e manipolati con estrema facilità, inclusi deepfake e contenuti non consensuali. “Tutto ciò che riguarda i contenuti ha sempre aspetti positivi e negativi”osserva Vardanyan. “Il problema con l’IA è che è diventato molto più facile usarla anche per scopi negativi rispetto a prima”.
Vardanyan non nega la difficoltà, ma insiste sull’approccio multilivello: “Innanzitutto, la maggior parte dei modelli fornisce un primo livello di moderazione“, spiega. “Poi abbiamo strumenti di intelligenza artificiale e un team umano che esamina i contenuti”.
Un sistema imperfetto, ammetto, ma necessario: “Non è possibile eliminare completamente tutto questo, ma ogni azienda ha una grande responsabilità nel mitigarne gli effetti”.
Monetizzazione e economia dei creatori
Con il programma Guadagnatore di Picsart, la piattaforma ha provato a intervenire su uno dei nodi irrisolti dell’economia dei creatori: la difficoltà di monetizzare in modo equo. Tradizionalmente, infatti, i ricavi su piattaforme come Instagram o TikTok dipendono soprattutto dalla scala dell’audience.
Qui l’approccio è diverso. “Tutti hanno la possibilità di essere premiati, indipendentemente dal numero di follower”, spiega Vardanyan. L’idea è spostare il focus dalle grandi audience alla qualità e diffusione effettiva dei contenuti.
Ma, oltre ai classici social network, Picsart si distingue anche da giganti come Canva e AdobeLa sua differenza, secondo Vardanyan, è strutturale. “Nessuno dei giocatori che hai menzionato ha questo elemento“, dice riferendosi alla community. È proprio questo il punto di ancoraggio: non una semplice piattaforma di design, ma un ecosistema dove gli utenti imparano, creano e si sostengono la vicenda.
Un equilibrio tra piattaforma e azienda
Infine, resta la domanda più strategica: Picsart è una piattaforma consumer o un’azienda che vende anche alle imprese? Per Vardanyan la risposta non è un aut aut. “Al momento l’obiettivo principale rimane concentrato sugli individui”, spiega. Ma aggiunge che i prodotti sviluppati sono sempre più adatti anche alle aziende, riducendo la distanza tra i due mondi.
La direzione, quindi, non è uno spostamento netto, ma una convergenza: strumenti pensati per i creatori che diventano naturalmente utili anche al mondo business.
Alla fine, però, il filo conduttore resta uno solo: la centralità dell’utente. “Per noi vanno bene tutti i modelli, purché risolvano il problema nel modo in cui gli utenti desiderano che vengano risolti”, conclude Vardanyan.Una sintesi che racconta bene l’equilibrio che Picsart sta cercando di mantenere nell’era dell’intelligenza artificiale.
