Barbera: “Il cinema è in salute anche quello italiano. Sconcertato dai tagli Ue”

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«Il cinema è una spugna che assorbe le crisi della contemporaneità, sociali, politiche, umane. I maggiori problemi della nostra attualità sono riecheggiati, tradotti, in film che non si accontentano di essere semplice cronaca, film che parlano di guerre al cambiamento climatico, di migrazioni, di fratture e conflitti familiari, di tensioni sociali e di eredità delle vicende storiche del passato». Il direttore Alberto Barbera presenta il cartellone della 83esima Mostra (2-12 settembre) offrendo la sua visione critica della settima arte e citando la scrittrice e poetessa tedesca Ester Kinsky, nella convinzione che «il cinema continuerà ad essere quel luogo di aspettative raramente deluso nel quale siamo cresciuti, dando forma alla passione che ancora oggi ci spinge a credere nel suo futuro». Aggiunge: «Agli scettici basterebbe entrare in una sala dove in questi giorni si proietta Odissea di Nolan per rendere conto che il cinema non è affatto moribondo».

Cinque film italiani in gara, senza contare tutti gli altri sparsi nella rassegna. Vuol dire che il nostro cinema è uscito dalla crisi?
«L’assenza di titoli italiani dai festival di Berlino e poi di Cannes è stata molto sottolineata, con una preoccupazione accentuata che a me è sembrata fuori luogo. Sapevamo che quelle assenze erano dovuti al fatto che molti film italiani non erano pronti allora, ma lo sarebbero stati per l’estate. La produzione è ripartita, così in realtà ci siamo ritrovati a fare i conti con tantissimi film italiani di qualità, la selezione è stata complicata, c’era il pericolo di sbagliare. Un segnale incoraggiante per il futuro del nostro cinema, se ci sono ombre riguardano gli aspetti normativi del settore».

Come spiega la scarsissima presenza femminile dal cartellone della Mostra?
«Mi aspettavo questa domanda. Abbiamo sperato fino all’ultimo di trovare film al femminile di qualità adeguata per il concorso. La Mostra non è certo mai stata disattenta nell’affrontare il problema del genere, i presidenti delle giurie di quest’anno sono donne e queste ultime sono massicciamente presenti in altre sezioni della rassegna. Venezia è l’ultimo anello di una catena che parte molto prima, noi riceviamo film, e la percentuale di quelli firmati da registe quest’anno era minore del solito, anche rispetto all’anno scorso. Una dichiarazione inquietante. Ovviamente, da parte nostra, non c’è nessun tipo di pregiudizio».

Vieni mai Lo scavatore di Inarritu è ​​assente dalla vetrina?
«La Warner Bros ha deciso di non esporlo in nessun festival del mondo prima della normale distribuzione commerciale. Pensavamo di avere l’ultimo di David Fincher, ma ha avuto ritardi nella lavorazione e quindi non c’è, anche il film di Aaron Sorkin non è ancora pronto. Per gli studios è un momento di difficoltà e di trasformazione e questo è il risultato».

Come giudicare i tagli annunciati dalla Comunità Europea al budget della Biennale?
«Non mi sembra che i tagli minacciati abbiano ricadute sulla nostra attività, non mi è stato chiesto finora di rinunciare a nulla o di tagliare alcunchè in quelle che sono e che rimarranno le attività programmate per quest’anno e per l’anno prossimo. I contributi della Comunità Europea sono destinati a specifici progetti da sviluppare nell’arco di 3 anni, ma la Biennale ha, per fortuna, altre risorse e può sopperire a questo improvviso buco di bilancio. Posso però sottolineare il mio sconcerto davanti a una decisione che mi sembra francamente incomprensibile».

Quest’anno le serie sono assenti dal cartellone. Vieni mai?
«Abbiamo ricevuto solo poche serie d’autore, a noi interessano quelle di registi che sperimentano quel linguaggio narrativo. Ne ho invitato una sola, molto atipica e divertente, quella di Emanuela Fanelli, incentrata su se stessa. Abbiamo, invece, lasciato più spazio ai documentari, che sono davvero molto belli, non volevo rinunciare ad averli».

L’Ai è al centro del dibattito contemporaneo sull’evoluzione del cinema. Che cosa ne pensi?
«Durante la Mostra se ne parlerà molto, senza pregiudizi, e sarà presentato un documentario italiano interamente generato con l’Ai. È un’innovazione destinata a surclassare l’impatto avuto dalla rivoluzione industriale della seconda metà dell’Ottocento sull’intero consorzio umano, il suo lavoro è destinato ad aprire una nuova, sconfinata e, in assoluto ancora inesplorata, frontiera alla creatività autoriale».

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