Artan non è un arbitro. È il miglior arbitro africano del 2025 dalla Confederazione calcistica africana ed è il primo cittadino somalo a essere stato designato per un Mondiale. Eppure, una volta atterrato a Miami dopo un volo proveniente da Istanbul, è stato fermato dalle autorità statunitensi e sottoposto a controlli aggiuntivi.
Al termine delle verifiche gli è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti e gli è stato imposto di lasciare il paese. Le autorità statunitensi hanno parlato genericamente di problemi emersi durante le procedure di verifica, senza fornire spiegazioni dettagliate.
La particolarità del caso è che Artan era in possesso di un passaporto diplomatico e di un visto regolarmente rilasciato. Inoltre, non si trattava di un tifoso o di un membro di una delegazione nazionale, ma di un ufficiale di gara scelto direttamente dalla Fifain particolare dall’italiano Pierluigi Collina, presidente della Commissione arbitrale.
La federazione internazionale ha preso atto della decisione limitandosi a ricordare che le procedure di immigrazione competono esclusivamente al paese ospitante.
L’Uzbekistan di Cannavaro tra perquisizioni e cani antidroga
Anche l’Uzbekistan, alla sua prima storica partecipazione alla fase finale del Mondiale sotto la guida di Fabio Cannavarosi è trovato subito immerso nel clima di controlli rafforzati negli Stati Uniti. Prima ancora di scendere in campo l’8 giugno per un’amichevole contro l’Olanda a New York, poi persa 2-1, la delegazione è stata sottoposta a un lungo e dettagliato protocollo di sicurezza all’ingresso dell’Icahn Stadium. Giocatori e staff sono stati fatti scendere dal pullman e messi in fila per controlli individuali, tra metal detector, perquisizioni personali e ispezioni dei bagagli affidate anche a unità cinofile antidroga.
La scena, ripresa dalle telecamere presenti, ha mostrato borse e zaini disposti a terra mentre venivano controllati uno a uno, con il commissario tecnico italiano tra i primi a essere sottoposto alle verifiche.
Anche la nazionale del Senegal è stata sottoposta a controlli
Sorte simile anche per il Senegalarrivato negli Stati Uniti per la fase di preparazione al torneo. Subito dopo l’atterraggio, i giocatori sono stati sottoposti a controlli accurati direttamente sulla pista o nelle aree aeroportualicon procedura che hanno incluso perquisizioni individuali, metal detector e verifiche dei bagagli. In alcuni casi, i calciatori sono stati anche invitati a togliersi le scarpe per ulteriori controlli, prima di ottenere il via libera all’ingresso.
Le immagini diffuse hanno fatto rapidamente il giro dei social, alimentando il dibattito sull’intensità delle misure adottate.
Le critiche alla Fifa e l’allarme di Amnesty International
Le polemiche sui visti e sui controlli alle frontiere si inseriscono in un dibattito più ampio sul rispetto dei diritti umani durante i Mondiali del 2026. Amnesty international ha accusato la Fifa di non aver adottato misure adeguate per prevenire i rischi legati alle politiche migratorie e alle discriminazioni nei tre paesi organizzatori. In una nota particolarmente severa, l’organizzazione sostiene che “i Mondiali di calcio del 2026 in Nord America avrebbero dovuto essere i primi a tenere conto dei criteri in materia di diritti umani nell’assegnazione dell’evento. Purtroppo, però, si è trattato solo di parole vuote”.
