La Cina ci prova, vuole controllare tutti i nodi dell’AI human-like, in una sorta di “dovere di cura” tecnologico

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Nel caso dell’IA “con personalità”il timore è che la loro capacità di influenzare le emozioni e le opinioni degli utenti possa amplificare la diffusione di narrazioni indesiderate o di disinformazione in modo ancora più efficace rispetto ai rete sociale tradizionali.

Un settore in piena esplosione

Per capire perché Pechino sta intervenendo proprio ora, bisogna guardare ai numeri e alle dinamiche del mercato. Il settore dell’intelligenza artificiale in Cina è letteralmente esploso negli ultimi anni, spinto sia da politiche industriali molto aggressive sia da un enorme bacino di utenti pronti a sperimentare nuovi servizi digitali.

Parallelamente, le aziende cinesi stanno investendo massicciamente anche sul fronte dei modelli linguistici e delle infrastrutture tecnologiche. Negli ultimi mesi si è parlato molto di nuovi attori nel campo dei grandi modelli, alcuni dei quali adottano strategia open source per accelerare l’adozione creare ecosistemi di sviluppo.

Un anno fa c’è stata la comparsa di DeepSeekla risposta cinese a ChatGPTea dicembre diverso avvio hanno annunciato la quotazione in borsa. È nata una costellazione variegata di modelli con decine di milioni di utenti.

Attenzione, però: non si tratta di semplici oracoli o assistenti alla ricercacome spesso accade in Occidente. In Cina l’IA ha preso una direzione molto più pratica e operativa, entrando già in diversi momenti della vita economica, sociale e privata. Ci sono applicazioni usate come forme di compagnia, per esempio nelle case di riposo, oppure come supporto terapeutico nel settore sanitario.

Giocattoli intelligenti, Griefbot e nuove relazioni digitali

In altri casi, i modelli possono instaurare una sorta di rapporto emotivo. È il caso dei giocattoli dotati di intelligenza artificialeun settore in cui la Cina pesa da sola il 40% dell’industria globale. Qualche mese fa, è diventato virale il video pubblicato su Douyin, il TikTok cinese, di una bambina che dice addio piangendo a un gioco non più funzionante.

All’apparenza, sono semplici pupazzi, ma in realtà conservano i ricordi delle conversazioni coi bambini tramite cloud e, attraverso algoritmi sofisticati, sono in grado di adattare le loro risposte con l’ascolto.

Ci sono anche io griefboti bot del lutto, che danno la possibilità ai più adulti di parlare virtualmente coi propri cari scomparsi, fatti rivivere in avatar creati incrociando foto e video.

Questo fermento tecnologico rende però ancora più urgente, agli occhi del regolatore, definire tavolozze chiarisoprattutto quando le applicazioni non si limitano a fornire informazioni, ma entrano nella sfera emotiva e relazionale delle persone.

Una via cinese alla governance dell’AI

Resta da vedere come queste regole verranno applicate nella pratica. La sfida non è banale: riconoscere segnali di dipendenza o di uso problematico richiede metriche, sistemi di analisi e decisioni delicate su quando e come intervenire. C’è anche il rischio che un eccesso di cautela possa limitare alcune applicazioni legittime e utili.

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