“Ne usciremo ancora più forti”, come Greenpeace sta preparando la controffensiva dopo la condanna milionaria

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Una battaglia legale e politica. Anzi, di sopravvivenza

Ma la partitaper Greenpeace, non è solo legale. È anche politica. E riguarda il futuro stesso dell’attivismo climatico.

Questo caso potrebbe avere conseguenze su altri movimenti negli Stati Unitio persino a livello globale“, avverte Simons. Il rischio è che si affermi un precedente capace di cambiare le regole del gioco: se le aziende possono usare i tribunali per colpire chi protestaallora qualsiasi forma di dissenso pubblico potrebbe diventare un bersaglio. “Se le multinazionali possono trasformare il sistema giudiziario in un’arma contro manifestanti pacifici e difensori dei diritti, allora ogni causa pubblica potrebbe essere messa sotto attacco”.

È qui che il caso di Greenpeace smette di essere solo una disputa su un oleodotto e diventa qualcosa di più ampio. Negli ultimi anni, infatti, diverse compagnie fossili hanno avviato azioni legali contro attivisti e organizzazioni ambientaliste. Una tendenza che, secondo Greenpeace, non è casuale ma riflette una strategia sempre più evidente: spostare lo scontro dal terreno politico e sociale a quello giudiziario.

Le grandi compagnie petrolifere vogliono sfuggire alle proprie responsabilità puntando il dito contro altri“, dice Simons. “Mamma i tribunali dovrebbero proteggere le personenon diventare strumenti del potere economico per mettere a tacere le critiche“. E in un contesto politico già segnato da tensione crescente sui diritti civili e sulla libertà di espressione, aggiunge, il il rischio è ancora più alto.

Il fronte (legale) europeo

Mentre negli Stati Uniti si prepara il ricorso, l’ong ha già aperto un secondo fronte in Europa. Greenpeace International, infatti, ha avviato una causa contro Energy Transfer presso il tribunale di Amsterdam, basata sulla nuova direttiva europea anti-SLAPP finalizzata a proteggere giornalisti, attivisti e difensori dei diritti umani da querele e azioni legali strategiche (Causa strategica contro la partecipazione pubblica) finalizzate a intimidire e mettere a tacere la partecipazione pubblica.

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