I funzionari di Ucraina, Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito si incontreranno sabato a Parigi per parlare del piano di pace. Lo riporta Axios citando alcune fonti della Casa Bianca e di Kiev.
La Germania, la Francia, l’Ucraina e il Regno Unito saranno rappresentati a Parigi dai loro consiglieri alla sicurezza nazionale ma non è chiaro – riporta Axios – se il segretario di Stato americano Marco Rubio, che è anche consigliere alla sicurezza, parteciperà all’incontro.
Volodymyr Zelensky e gli europei vorrebbero anche una telefonata congiunta con Donald Trump ma al momento, secondo fonti della Casa Bianca, nulla è stato ancora previsto. Rubio ha guidato al delegazione americana nelle trattative per l’Ucraina a Ginevra ma da allora a occuparsi del dossier sono stati gli inviati Steve Witkoff e Jared Kusher.
Ma intanto il presidente ucraino avverte: la regione di Donetsk e la centrale nucleare di Zaporizhzhia sono “questioni chiave irrisolte” nei colloqui. ‘Washington vuole che l’esercito ucraino si ritiri dal Donbass, ma non quello russo’, ha aggiunto.
“I territori della regione di Donetsk e tutto ciò che vi è correlato, così come la centrale nucleare di Zaporizhzhia. Queste sono le due domande che continuiamo a discutere” con Washington, che ha proposto un piano a entrambe le parti per porre fine al conflitto, ha evidenziato Zelensky ai giornalisti, compresi quelli dell’Afp.
Per il presidente ucraino qualsiasi potenziale compromesso finale dovrebbe essere deciso da un voto popolare. “Credo che il popolo ucraino risponderà a questa domanda. Che si tratti di elezioni o di un referendum, deve esserci una posizione del popolo ucraino”, ha dichiarato.
“Oggi abbiamo avuto una discussione costruttiva e approfondita con il team americano su uno dei tre documenti su cui stiamo attualmente lavorando: quello sulle garanzie di sicurezza” ha poi scritto su X Zelensky, spiegando che gli Stati Uniti erano rappresentati dal “segretario di Stato Marco Rubio, dal segretario della Guerra Pete Hegseth oltre che da Steve Witkoff e Jared Kushner, dai generali Keane e Grynkewich e da Josh Gruenbaum”.
Giovedì mattina intanto i ministeri della Difesa di Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Polonia hanno partecipato a una chiamata durante la quale sono stati trattati, tra i temi principali, quelli del rafforzamento della Difesa europea e del sostegno all’Ucraina. È quanto si apprende da fonti informate.
La presidenza danese ha invece informato che il Coreper – il Comitato dei rappresentanti permanenti presso l’Ue – ha concordato una versione rivista della proposta relativa all’articolo 122 (in merito alla proposta sull’uso degli asset russindr) e ha approvato l’avvio di una procedura scritta per la decisione formale del Consiglio entro domani, venerdì, alle ore 17. La mossa prevede il rinnovo a tempo indeterminato delle sanzioni che immobilizzano gli asset russi in Europa usando l’articolo 122 del Trattato che consente di procedere a maggioranza qualificata.
Alla decisione – a quanto apprende l’Ansa – si sono dichiarati contrari, sia sulla sostanza che sulla procedura scritta, solo l’Ungheria e la Slovacchia.
“La Cina è il maggior partner della Russia e la aiuta a poter portare avanti questa guerra”, ha detto il segretario generale della Nato Mark Rutte tenendo un discorso a Berlino, nella sede della rappresentanza bavarese. “Senza il sostegno cinese la Russia non potrebbe continuare questa guerra”, ha continuato. Secondo Rutte “noi siamo il prossimo obiettivo della Russia, non possiamo lasciarci dividere”, ha aggiunto.
I sistemi di difesa antiaerea hanno russi abbattuto 287 droni ucraini durante la notte. A riferirlo è il ministero della Difesa. Almeno 40 velivoli, inoltre, sono stati intercettati nella regione di Mosca.
Kiev rivendica un attacco con droni contro una piattaforma petrolifera nel Mar Caspio. Lo scrivo i media di Kiev citando fonti dei servizi segreti dell’Sbu. È la prima volta che l’Ucraina colpisce un impianto russo legato alla produzione petrolifera nella regione. I droni “hanno colpito la piattaforma petrolifera Filanovsky, di proprietà della Lukoil-Nizhnevolzhskneft”. Sono stati segnalati “almeno quattro attacchi alla piattaforma offshore, che hanno bloccato la produzione di petrolio e gas da oltre 20 pozzi da essa serviti”.
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