Hantavirus, la quarantena dei 4 italiani “mascherine e zero contatti”

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Il più prodigo di particolari tra i quattro pazienti italiani sotto osservazione, è Federico Amaretti, 25 anni, marittimo, di Villa San Giovanni, in Calabria. Ha spiegato a giornali, tv e siti web in cosa consiste l’isolamento per il rischio di contagio da hantavirus. «Tutto è partito dal volo Johannesburg-Amsterdam del 25 aprile, che ho preso per tornare a casa – ha raccontato – e dal fatto che a bordo c’era la moglie del paziente zero, la signora olandese di 69 anni, poi morta all’ospedale di Johannesburg. Il comandante ci ha spiegato che c’era un ritardo perché una donna si era sentita male e avevano deciso di farla sbarcare. Ero seduto negli ultimi posti, non ho neanche visto quella signora».

Tornato in Calabria da Roma, Federico Amaretti è stato contattato dall’azienda sanitaria di Reggio Calabria che gli ha spiegato le linee guida da seguire per una quarantena fiduciaria. «Mi hanno suggerito di fare come quando c’era il Covid, di stare isolato e di indossare la mascherina quando incontro altre persone. Devo misurarmi la temperatura mattina e sera, verrà un medico a farmi le analisi. Mi sono isolato al piano di sotto della casa dove vivo con i miei genitori, sto benissimo e non sono preoccupato per i rischi di contagio».

Non si spiega tutto questo clamore neanche la donna di Firenze, di origini straniere, di 37 anni, che lavora nella direzione di un hotel e che era imbarcata sullo stesso volo Klm. Vive in centro, è stata contattata dall’Asl Toscana Centro e dai vertici della sanità regionale e ai medici della Prevenzione ha raccontato tutti i dettagli del viaggio.

Lei era in business class, avrebbe notato quella signora che stava maschio, ma non ci sarebbero stati contatti sull’aereo, se non prima nell’area dell’imbarco. L’azienda sanitaria Toscana Centro ha disposto l’isolamento fiduciario, quindi non obbligatorio, per 30 giorni assieme al compagno che vive con lei. Ma sono già passati 15 giorni dal suo ritorno a Firenze, per questo i medici hanno chiesto alla donna di elencare tutti i contatti prolungati avuti in queste due settimane. Ma finora le autorità sanitarie toscane non hanno ritenuto necessario estendere l’isolamento agli altri contatti, visto che la donna non presenta sintomi, sta benissimo ed è considerata soggetto a bassissimo rischio di contagio.

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I medici della Prevenzione Asl la chiameranno tutti i giorni per verificare le sue condizioni di salute e se ha linee di febbre. Hanno già prelevato un suo campione di sangue che è stato inviato per le analisi all’Istituto Spallanzani di Roma, l’unico centro in Italia capace di rilevare la presenza dell’Hantavirus di tipo andino, che non esiste in Europa. Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e l’assessore alla sanità Monia Monni garantiscono che «i protocolli sanitari sono stati attivati ​​immediatamente, che le modalità di contatto suggeriscono rischi contenuti».

Il terzo paziente sotto stretta osservazione e posto in quarantena volontaria, in una camera d’albergo a Padova, è un professionista sudafricano arrivato a Venezia da Amsterdam. Anche lui era sull’aereo partito da Johannesburg, nella lista dei passeggeri fornita dalla Klm con un ritardo di diversi giorni.

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«Il cittadino straniero è collaborativo, non presenta alcun sintomo e gode di buona salute – riferisce il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani –. Il contatto con la persona deceduta non è stato né ravvicinato né prolungato. Per questo è considerato soggetto a basso rischio. In via precauzionale potrà sottoporsi nelle prossime ore a un test previsto dal ministero della Salute. Sebbene tutti i fattori indichino un rischio molto ridotto, terrò informazioni i veneti sull’evoluzione del caso».

L’ultimo paziente è l’altro italiano residente in provincia di Napoli. Le autorità sanitarie della Regione Campania scrivono che «non ha nessun sintomo, è in isolamento a casa sua ed è costantemente sotto controllo».

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